Il "pentito" del gruppo conferma le accuse contro i coimputati e ricostruisce le fasi dell'aggressione costata la vita al 17enne di Certaldo

Nuova udienza del processo per l'omicidio di Maati Moubakir, il 17enne di Certaldo ucciso all'alba del 29 dicembre 2024 dopo una violenta aggressione avvenuta a Campi Bisenzio. Davanti alla Corte d'Assise ha parlato Ismail Arouizi, ultimo dei cinque imputati a essere interrogato, confermando in gran parte quanto dichiarato subito dopo i fatti. «Voza è andato a casa a prendere i coltelli. Io presi una piccola mannaia, ma l'ho tenuta in tasca. Perché? Perché volevo sentirmi parte del gruppo, non essere additato come un codardo», ha raccontato.

Arouizi, che ha messo da parte 5mila euro come risarcimento per la famiglia della vittima, ha ammesso di aver lanciato un casco contro Maati, ma ha attribuito ai coimputati Diego Voza e Denis Ekani Effa le coltellate alla schiena inferte nella prima fase dell'aggressione. Ha inoltre riferito che, passando nuovamente sul luogo dei fatti, avrebbe sentito Francesco Pratesi dire: «L'ho ammazzato, l'ho ammazzato», ricevendo da Voza la risposta: «Checco, non ci sei solo tu».

Le dichiarazioni hanno accentuato le divisioni tra gli imputati. Le difese di Voza, Ekani Effa e Pratesi hanno cercato di evidenziare contraddizioni nel racconto di Arouizi, mentre i suoi legali lo hanno definito «coerente e lineare», pur riconoscendo alcune imprecisioni dovute alla complessità dei fatti. La Procura continua a lavorare per ricostruire l'esatta dinamica dell'omicidio e accertare le responsabilità dei cinque imputati, oltre a dimostrare l'aggravante dei motivi abietti alla base dell'aggressione. Lo scrive la Nazione. 

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