L’uomo, già colpito da ictus e in condizioni fisiche precarie, è deceduto in ospedale per meningite. Pantagruel: “Serve una riflessione sulle persone anziane e malate in carcere”

AGGIORNATA - "E' importantissimo che all'interno di ogni istituto penitenziario si facciano analisi attente delle condizioni di salute di tutti i detenuti e che, quando ci sono delle condizioni di salute estreme, come in questo caso è evidente, ci sia la possibilità di percorsi alternativi in collegamento col sistema territoriale della salute, prevedendo anche percorsi di sospensione o differimento della pena". A dirlo è Nicola Paulesu, assessore al welfare del Comune di Firenze, commentando la morte di un detenuto 75enne, colpito da un ictus pochi mesi fa e morto in ospedale dove era stato trasferito dopo dieci giorni di detenzione nel penitenziario cittadino.
    
"Abbiamo costruito un percorso l'anno scorso, un protocollo d'intesa con il sistema territoriale dei servizi affinché in alcuni casi particolari e a valutazione della medicina interna all'istituto e del magistrato di sorveglianza, sia possibile costruire questo ponte, ovviamente nei tempi consentiti dal sistema". 

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AGGIORNATA - Era entrato in carcere a metà giugno per scontare una condanna a quattro anni di reclusione. Aveva 75 anni, era italiano e pochi mesi prima era stato colpito da un ictus che gli aveva lasciato un braccio semiparalizzato e pesanti conseguenze sul piano fisico. Domenica scorsa si è sentito male nella sua cella, è stato trasportato d'urgenza all'ospedale San Giovanni di Dio, dove è morto per meningite. A raccontare il fatto e gli ultimi giorni dell'uomo sono i volontari di Pantagruel. E' quanto riportato dal Corriere Fiorentino.
    
Ricoverato nel centro clinico dell'istituto, appariva già in condizioni estremamente precarie. "Gli ho portato dei vestiti — racconta Stefano Cecconi dell'associazione Pantagruel —. Aveva un braccio paralizzato a causa dell'ictus e i polpacci e gli stinchi erano praticamente neri, tra cicatrici e problemi di circolazione sanguigna. Lui diceva di non stare malissimo, forse anche grazie alla disponibilità degli agenti di polizia penitenziaria, degli infermieri e dei volontari". Le sue condizioni, però, sarebbero peggiorate rapidamente.

Sabato, tornando a trovarlo, il volontario, sempre secondo quanto riportato dal quotidiano, si è sentito rispondere che non era opportuno entrare perché il detenuto non riusciva più ad alzarsi dal letto oppure, quando tentava di farlo, cadeva quasi subito. Il giorno successivo è arrivato il malore, quindi il trasferimento in ospedale e infine il decesso. Cecconi parla di una morte che impone una riflessione sulle condizioni di detenzione delle persone anziane e gravemente malate. "Dieci giorni in carcere, con temperature vicine ai 40 gradi e in una situazione sanitaria come la sua, non sono una pena da scontare ma una tortura da applicare. È morto dopo appena dieci giorni di detenzione. L'articolo 27 della Costituzione, che impone che le pene siano conformi al senso di umanità, in questa vicenda non è stato rispettato".
    
Sulla morte del detenuto resta ora da chiarire, si legge ancora, se il suo quadro clinico fosse compatibile con la permanenza in carcere e se le sue condizioni avrebbero richiesto un ricovero ospedaliero anticipato o misure alternative alla detenzione.

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Era entrato nel carcere di Sollicciano a metà giugno per scontare una condanna a quattro anni. Aveva 75 anni, era italiano e pochi mesi prima era stato colpito da un ictus che gli aveva lasciato un braccio semiparalizzato e gravi conseguenze fisiche. Domenica scorsa si è sentito male nella sua cella ed è stato trasportato d’urgenza all’ospedale San Giovanni di Dio, dove è morto per meningite.

A raccontare i suoi ultimi giorni sono i volontari dell’associazione Pantagruel, che lo avevano incontrato dopo l’ingresso in carcere. L’uomo era ricoverato nel centro clinico dell’istituto e, secondo quanto riferito dai volontari, appariva già in condizioni estremamente fragili. Stefano Cecconi racconta di avergli portato dei vestiti e di averlo trovato con evidenti problemi fisici, legati sia all’ictus sia alla circolazione sanguigna.

Le condizioni del detenuto sarebbero peggiorate rapidamente. Sabato, durante una nuova visita, al volontario sarebbe stato riferito che non era opportuno entrare perché l’uomo non riusciva più ad alzarsi dal letto o cadeva quasi subito. Il giorno successivo è arrivato il malore, poi il trasferimento in ospedale e infine il decesso.

Il 75enne viveva da solo in un alloggio del Comune di Fiesole, aveva come unico familiare una cugina ed era conosciuto dalle associazioni di volontariato della zona di Compiobbi, dove aveva sempre vissuto.

Per Pantagruel, la vicenda impone una riflessione sulle condizioni di detenzione delle persone anziane e gravemente malate. “Dieci giorni in carcere, con temperature vicine ai 40 gradi e in una situazione sanitaria come la sua, non sono una pena da scontare ma una tortura da applicare”, afferma Cecconi, richiamando l’articolo 27 della Costituzione e il principio di umanità della pena.

Restano ora da chiarire la compatibilità del quadro clinico dell’uomo con la permanenza in carcere e l’eventuale necessità di un ricovero anticipato o di misure alternative alla detenzione. Intanto a Sollicciano, dopo il sequestro di sette sezioni per le condizioni fatiscenti dell’istituto, prosegue il trasferimento di oltre cento detenuti verso altre carceri della Toscana. Lo scrive il Corriere Fiorentino. 

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