Nuove testimonianze nel processo che vede imputato l’ex gelataio di Omegna Salvatore Baiardo, accusato di calunnia ai danni del giornalista Massimo Giletti, favoreggiamento di Cosa nostra e del presunto “patto stragista”. In videocollegamento dal carcere è stato ascoltato Pietro Riggio, ex guardia penitenziaria oggi collaboratore di giustizia.
Riggio ha riferito quanto gli avrebbe raccontato il detenuto Vincenzo Ferrara, parente di “Piddu” Madonia, secondo cui le stragi degli anni Novanta puntavano anche a creare «un colpo di stato bianco». Ferrara avrebbe appreso che “il professore”, nome con cui veniva indicato Marcello Dell’Utri, sarebbe stato il suggeritore degli obiettivi degli attentati decisi durante una riunione tra capimandamento in una villa a Bagheria.
Secondo il racconto riportato in aula, a Firenze l’obiettivo iniziale sarebbe stato Giovanni Spadolini. «A Firenze doveva essere colpito Giovanni Spadolini, ma quando seppero che stava male venne deciso di colpire un luogo», ha riferito Riggio. Il riferimento è all’attentato del maggio 1993 in via dei Georgofili. L’attentato di Milano, in via Palestro, sarebbe stato invece anche un messaggio rivolto a Dell’Utri, perché «non si dimenticassero di Cosa nostra», in una fase in cui la mafia puntava ad ammorbidire il carcere duro e il 41 bis.
Nel corso dell’udienza è stato ascoltato anche il pentito Fabio Tranchina, autista del boss Giuseppe Graviano durante la latitanza. Tranchina ha raccontato di aver consegnato nella gelateria di Baiardo circa 15 milioni di lire per conto di Graviano e di aver effettuato con lui un sopralluogo vicino a Omegna, nei pressi della casa dell’ex affiliato poi pentito Giovanni Drago.
Riggio ha precisato di non aver mai conosciuto Baiardo, mentre Tranchina ha riferito che l’ex gelataio si sarebbe offerto di partecipare a un possibile attentato contro Drago, ipotizzato “come a Capaci”. Nel pomeriggio sono stati ascoltati anche i consulenti della procura, chiamati ad analizzare l’origine del patrimonio di Silvio Berlusconi e le donazioni fatte a Dell’Utri, oggetto di un procedimento parallelo a Milano. Lo scrive la Nazione.
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