Le parole dell’ex ministro della Giustizia riaccendono lo scontro politico. FdI attacca: “Gravi omissioni, si poteva intervenire dieci anni prima”

L’ex ministro della Giustizia Andrea Orlando ha spiegato davanti alla Commissione parlamentare Forteto di non aver «mai avuto sul tavolo» un’azione disciplinare nei confronti dei magistrati del Tribunale dei minori di Firenze che avevano disposto affidamenti di bambini alla comunità del Forteto. Secondo Orlando, per gli uffici non c’erano i presupposti per procedere, perché i responsabili degli affidamenti erano ormai in quiescenza e non sussistevano più le condizioni per un’azione disciplinare.

Le sue parole hanno subito acceso la polemica politica. La senatrice Simona Petrucci di Fratelli d’Italia ha parlato di un quadro grave, sostenendo che Orlando fosse a conoscenza della relazione sulle responsabilità dei magistrati inviata dalla Procura di Firenze al ministero dopo la sentenza di primo grado. Secondo Petrucci, non furono svolte verifiche sufficienti sui magistrati ancora in servizio e il governo dell’epoca avrebbe potuto intervenire molto prima.

Orlando ha ricordato di aver disposto ispezioni e monitorato la situazione dopo l’arresto di Rodolfo Fiesoli, fondatore del Forteto, condannato in via definitiva già nel 1985 e arrestato nuovamente nel 2012. L’ex Guardasigilli ha però sottolineato che la gestione degli affidi contestati era precedente e che l’ultimo affidamento al Forteto da parte del Tribunale dei minori risulterebbe al 2012.

L’ex ministro ha aggiunto che oggi un caso simile non dovrebbe più verificarsi, grazie al monitoraggio semestrale del ministero sulle comunità e alla creazione di un apposito albo. Sul mancato controllo precedente del sistema degli affidamenti, Orlando ha spiegato di non avere elementi per dire perché non si sia proceduto prima, ribadendo però che successivamente furono svolte attività ispettive anche critiche. Lo scrive la Nazione. 

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