Rodriguez Matute, 26 anni, detenuto nel carcere della Dogaia di Prato con l’accusa di tentato omicidio per l’accoltellamento del cameriere Iacopo Cerbai in piazza Mercatale, è stato trovato morto nella cella che divideva con altri due detenuti. Il decesso è avvenuto poche ore prima dell’audizione fissata in Procura, dove il giovane avrebbe dovuto essere ascoltato sulle presunte violenze subite durante l’arresto avvenuto a metà maggio.
A dare l’allarme sono stati i compagni di cella, poi ascoltati dai magistrati. Avrebbero riferito di non aver notato nulla di anomalo fino al momento in cui si sono accorti che il 26enne non dava più segni di vita. Il personale del 118 ha potuto soltanto constatare il decesso. Nel primo referto si parla di un presumibile arresto cardiaco durante il sonno, ma sarà l’autopsia, fissata per sabato, insieme agli esami tossicologici e biologici, a chiarire le cause della morte.
La Procura di Prato, guidata da Luca Tescaroli, ha aperto un fascicolo ipotizzando il reato di morte come conseguenza di altro delitto, così da poter svolgere tutti gli accertamenti necessari. Tra le ipotesi c’è anche quella dell’assunzione di sostanze durante la notte, al momento ritenuta tra le più probabili. Resta però da capire di quale sostanza si tratti e, nel caso, come sia arrivata al detenuto. L’incarico per l’autopsia è stato affidato alla medico legale Luciana Sonnellini, che si è riservata 90 giorni per rispondere ai quesiti.
L’avvocato Simone Valenti, che aveva assunto la difesa di Matute da pochi giorni, lo aveva incontrato martedì pomeriggio, alla vigilia dell’audizione. «Mi è sembrato lucido», racconta il legale. «Mi ha detto però che la mattina stessa aveva avuto un malore ed era svenuto e che poi però si sentiva bene. Ha escluso inoltre di aver assunto droga in carcere». L’avvocato riferisce anche che il giovane gli avrebbe parlato di «un grumo di sangue in testa», senza però chiarire con precisione a cosa si riferisse.
Matute, figlio di due badanti honduregni residenti a Prato da oltre 15 anni, era stato arrestato la notte del 12 maggio insieme a un sedicenne italiano per l’aggressione in piazza Mercatale. Secondo le immagini, non sarebbe stato lui a usare il coltello. All’ingresso in carcere gli era stata riscontrata una frattura alla mandibola e ai medici aveva riferito che sarebbe stata provocata dai colpi ricevuti dalle forze dell’ordine durante l’arresto. Proprio su questo avrebbe dovuto essere ascoltato ieri alle 15.
La morte del giovane riaccende l’attenzione sul carcere della Dogaia. La Procura ricorda che dal 31 marzo sono stati individuati 24 telefoni cellulari e sequestrati 825 grammi di hashish e 91 grammi di cocaina. Solo domenica 28 giugno, nella quarta sezione, erano stati sequestrati a un detenuto circa 100 grammi di hashish, 20 grammi di cocaina e due cellulari.
Il caso apre anche un fronte politico. Il vicesindaco di Prato Diego Blasi ha attaccato il governo chiedendo: «Che fine ha fatto lo Stato? Il carcere pratese è al collasso». Una situazione resa ancora più delicata dall’arrivo alla Dogaia di diversi detenuti trasferiti da Sollicciano, dopo il sequestro di alcune sezioni del carcere fiorentino per le condizioni ritenute disumane. Lo scrive il Corriere Fiorentino.
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