Nelle motivazioni della condanna definitiva a 30 anni per Elona Kalesha emerge l'ipotesi del coinvolgimento di altri complici mai identificati

L'omicidio dei coniugi albanesi Teuta e Shpetim Pasho, i cui resti furono trovati nel 2020 in quattro valigie alla periferia di Firenze, sarebbe stato compiuto da almeno due persone. Lo scrive la Corte di Cassazione nelle motivazioni della sentenza che lo scorso aprile ha reso definitiva la condanna a 30 anni di reclusione per Elona Kalesha, ritenuta responsabile dell'uccisione e dell'occultamento dei cadaveri. Secondo i giudici, «l'omicidio, l'attività di depezzamento e il trasporto dei cadaveri» sono stati eseguiti «da almeno due persone», anche se la mancata individuazione degli altri responsabili non incide sulla solidità delle prove raccolte contro l'imputata.

Per la Cassazione, le vittime potrebbero essere state addormentate o stordite prima dell'omicidio, ipotesi supportata dall'assenza di ferite da difesa. I giudici ritengono inoltre che le fasi successive al delitto siano state «verosimilmente frutto della sinergia di più persone», pur senza riuscire a identificare i presunti complici.

Teuta e Shpetim Pasho erano scomparsi da Firenze nel novembre 2015. Cinque anni dopo i loro resti furono rinvenuti in un campo tra la Firenze-Pisa-Livorno e il carcere di Sollicciano. Le indagini portarono a Elona Kalesha, ex compagna del figlio delle vittime, grazie a testimonianze e riscontri investigativi. Secondo la Cassazione non è stato invece possibile individuare con certezza il movente del duplice omicidio, ritenendo plausibile una pluralità di ragioni alla base del delitto. Lo scrive la Nazione. 





Condividi
La funzionalità è stata disattivata perché si avvale di cookies (Maggiori informazioni)

Attiva i cookies