Parla anche il padre di Riccardo Magherini

AGGIORNAMENTO - Il video che testimonia la morte di Abderrahim Fakir, il 42enne deceduto ieri a Bologna durante un fermo di polizia, "fa male", sono "immagini che ti fanno tornare indietro". E' quanto afferma all'ANSA il padre di Riccardo Magherini, Guido, ricordando quanto accaduto al figlio, morto a Firenze la notte del 3 marzo 2014 per arresto cardiocircolatorio dopo essere stato immobilizzato a terra dai carabinieri 13 minuti.
     
"Il dolore non può essere lo stesso di quando ti tocca personalmente ma fa rabbia pensare che, dopo 12 anni e una sentenza che condanna l'Italia, siamo sempre a questo punto". Magherini si riferisce alla sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo dello scorso gennaio, confermata a maggio, che ha condannato lo Stato italiano, fra l'altro, per carenze nella formazione agli agenti sulle tecniche di immobilizzazione pericolose e per mancato rispetto del diritto alla vita. "L'Italia - commenta amaro - non sta facendo niente per ravvedersi". 

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Andrea Magherini racconta il dolore provato guardando il video della morte di un uomo durante un intervento di polizia a Bologna, una scena che gli ha ricordato quella del fratello Riccardo, morto a Firenze nel 2014. «Fa un male boia. Quello che mi fa più male sono le mani sul collo mentre lo schiacciano per terra», afferma, sottolineando come la posizione in cui era immobilizzata la vittima fosse estremamente pericolosa.

Secondo Magherini, la vicenda dimostra che la condanna inflitta all'Italia dalla Corte europea dei diritti dell'uomo nel caso del fratello non ha prodotto i cambiamenti necessari. «Gli operatori devono essere preparati ad affrontare situazioni del genere senza nuocere alle persone», dice, ricordando che la Cedu aveva evidenziato proprio una carenza di formazione. «Non bisogna essere medici per sapere quanto sia rischioso tenere una persona in quella posizione».

A dodici anni dalla morte di Riccardo, Andrea Magherini afferma di sperare ancora che episodi simili non si ripetano, ma ammette che vedere quelle immagini «ha ritirato fuori tutto». Infine rivela che, nonostante la condanna definitiva dell'Italia da parte della Cedu, «nessuno si è mai fatto vivo e nessuno ci ha mai chiesto scusa». Lo scrive Repubblica. 

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