Dall'arrivo in Italia da minorenne ai reati per sopravvivere: «Senza lavoro e permesso di soggiorno ho conosciuto le persone sbagliate»

Droga, alcol e microcriminalità si intrecciano alle storie di molti giovani stranieri arrivati in Italia da soli. È la testimonianza di Bilel, un ragazzo tunisino oggi maggiorenne, assistito dall'avvocato Andrea Palazzeschi, che racconta il suo percorso tra difficoltà di integrazione e reati commessi per sopravvivere.

Arrivato in Italia da minorenne in barca dalla Tunisia, Bilel spiega di aver vissuto inizialmente in una comunità per minori e di aver frequentato la scuola. Con il raggiungimento della maggiore età, però, la situazione è cambiata: «Non riesco a trovare un lavoro perché ho problemi con il permesso di soggiorno e sono costretto ad arrangiarmi per procurarmi dei soldi».

Il giovane ammette di aver commesso furti, spaccio e rapine, precisando di non essere mai stato in carcere ma di avere diversi procedimenti aperti al Tribunale di Firenze. «Quando sei qui da solo non è facile. Il problema è conoscere le persone sbagliate che ti portano subito sulla cattiva strada», racconta.

Parlando della realtà della strada, Bilel descrive un ambiente in cui circolano diversi tipi di stupefacenti, dall'hashish al crack, indicando nel Rivotril la sostanza più pericolosa. In passato, aggiunge, gli è capitato anche di portare un coltello.

Alla base delle sue scelte, conclude, c'è anche la necessità di aiutare economicamente la famiglia rimasta in Tunisia: «Non potendo farlo attraverso il lavoro, ho trovato altri modi». Lo scrive la Nazione. 

Condividi
La funzionalità è stata disattivata perché si avvale di cookies (Maggiori informazioni)

Attiva i cookies