tribunale civile di Firenze ha respinto la richiesta risarcitoria presentata dagli eredi di un uomo di Montelupo Fiorentino deportato nel 1944 dai nazisti nel campo di concentramento di Mauthausen prima, e nei sottocampi di lavoro coatto in Austria dopo, morto al ritorno in Italia dopo oltre 20 anni trascorsi in un ospedale psichiatrico. Secondo quanto riporta Il Tirreno, la sentenza non riconosce i crimini di guerra e contro l'umanità, ma la "riduzione in schiavitù", che è un reato ormai da tempo caduto in prescrizione, come costretto a lavoro coatto.
Sulla base della documentazione prodotta dagli eredi, si legge nella sentenza, "risulta la deportazione e l'internamento dell'uomo nei campi di concentramento nazisti", e "nel caso in esame siamo in presenza di un'ipotesi di reato che può astrattamente qualificarsi quale reato di riduzione in schiavitù", reato che prevedeva la prescrizione in 15 anni.
Il "diritto al risarcimento danni", specifica la sentenza, si è prescritto nel marzo del 2019, a fronte del ricorso degli eredi dell'uomo presentato nel 2024, cioè 15 anni dopo la data di pubblicazione della sentenza delle Sezioni unite della Cassazione del marzo 2004 che ha stabilito il potere dei giudici italiani di giudicare la Germania per i crimini nazisti.
L'uomo fu prelevato nella notte tra il 7 e l'8 marzo 1944, nel corso di un rastrellamento nazifascista, dalla sua casa a Montelupo dove viveva con la famiglia (moglie e quattro figli). Al termine del periodo passato in lager, rientrato a Montelupo, persa la precedente occupazione lavorativa di rappresentante, trovò impiego in una vetreria della zona, ma i traumi subiti lo costrinsero al ricovero, nel 1953, nell'ospedale psichiatrico di San Salvi a Firenze, dove morì il 17 maggio 1976.
Sulla base della documentazione prodotta dagli eredi, si legge nella sentenza, "risulta la deportazione e l'internamento dell'uomo nei campi di concentramento nazisti", e "nel caso in esame siamo in presenza di un'ipotesi di reato che può astrattamente qualificarsi quale reato di riduzione in schiavitù", reato che prevedeva la prescrizione in 15 anni.
Il "diritto al risarcimento danni", specifica la sentenza, si è prescritto nel marzo del 2019, a fronte del ricorso degli eredi dell'uomo presentato nel 2024, cioè 15 anni dopo la data di pubblicazione della sentenza delle Sezioni unite della Cassazione del marzo 2004 che ha stabilito il potere dei giudici italiani di giudicare la Germania per i crimini nazisti.
L'uomo fu prelevato nella notte tra il 7 e l'8 marzo 1944, nel corso di un rastrellamento nazifascista, dalla sua casa a Montelupo dove viveva con la famiglia (moglie e quattro figli). Al termine del periodo passato in lager, rientrato a Montelupo, persa la precedente occupazione lavorativa di rappresentante, trovò impiego in una vetreria della zona, ma i traumi subiti lo costrinsero al ricovero, nel 1953, nell'ospedale psichiatrico di San Salvi a Firenze, dove morì il 17 maggio 1976.
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