Oggi Samuele Spinelli avrebbe compiuto 28 anni. Il giovane fiorentino è morto il 1° giugno a Barcellona, tre giorni dopo un fermo della polizia catalana all'interno di un negozio. A quasi due mesi dalla tragedia, i genitori, assistiti dall'avvocato Diego Capano, continuano a chiedere che venga fatta piena luce sulle cause della morte. Sulla vicenda sono stati aperti due fascicoli d'indagine, uno in Spagna e uno a Roma, quest'ultimo contro ignoti.
Samuele viveva all'estero da circa otto anni e aveva lavorato tra l'Arabia Saudita e il settore immobiliare di lusso, senza mai abbandonare la passione per la musica rap. Era arrivato a Barcellona per registrare un videoclip e sarebbe dovuto rientrare in Italia dopo pochi giorni. L'ultima telefonata con la famiglia risale al 29 maggio, quando aveva raccontato di trascorrere serenamente la giornata al mare.
Secondo i video acquisiti dagli investigatori, il giovane entra in stato di agitazione in un negozio e viene bloccato dalla vigilanza. Successivamente viene trattenuto a terra, a pancia in giù, con mani e piedi immobilizzati tramite fascette, mentre diversi agenti si alternano nel contenerlo. In seguito il personale sanitario gli somministra del midazolam per sedarlo. Poco dopo Samuele va in arresto cardiaco e, nonostante i tentativi di rianimazione, morirà tre giorni più tardi in ospedale.
Per i medici il decesso sarebbe riconducibile a un cedimento multiorgano e sarebbero state rilevate tracce di metanfetamina nel sangue. Una ricostruzione che non convince la famiglia. "Da quel primo giugno una parte di noi si è fermata per sempre", hanno scritto i genitori in una lettera pubblicata sui social. Il cugino Piter Rossi denuncia invece le modalità del fermo: "Aveva bisogno di essere aiutato, non trattato in quel modo. Chiediamo giustizia: un ragazzo va aiutato a vivere, non a morire". Lo scrive la Nazione.
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