Il decreto Nordio, approvato definitivamente dalla Camera, punta ad alleggerire il sovraffollamento delle carceri consentendo ai detenuti tossicodipendenti di scontare la pena in comunità terapeutiche o agli arresti domiciliari seguendo un percorso di cura. In Toscana, secondo le stime, potrebbero lasciare il carcere circa 1.200 detenuti, pari a un terzo della popolazione carceraria.
Proprio sulla concreta applicazione della misura si concentrano però le maggiori perplessità. Secondo Alessio Scandurra dell'associazione Antigone, i 20 milioni di euro stanziati dal Governo sono insufficienti rispetto al numero di persone coinvolte. Considerando che un posto in comunità terapeutica costa mediamente oltre 36mila euro l'anno, le risorse disponibili permetterebbero di accogliere meno di 600 detenuti in tutta Italia e, in Toscana, appena una quarantina.
Per gli altri resterebbe la possibilità dei domiciliari, ma anche in questo caso sarebbero necessari programmi di recupero e assistenza. Antigone avverte che, senza adeguati percorsi terapeutici, il rischio è quello di trasferire il problema fuori dal carcere senza affrontare realmente la dipendenza.
Opinioni differenti arrivano dal mondo del volontariato e delle comunità. San Patrignano giudica positivamente il provvedimento, mentre l'ex garante dei detenuti di Firenze Franco Corleone ritiene che le persone con problemi di tossicodipendenza dovrebbero essere indirizzate verso misure alternative già al momento della sentenza, evitando il carcere.
Anche l'associazione Pantagruel, attiva nel carcere di Sollicciano, sottolinea come le comunità terapeutiche siano già sature e denuncia le difficoltà di accesso ai percorsi di cura, soprattutto per i detenuti stranieri privi di un domicilio o di un regolare permesso di soggiorno. Sulla stessa linea il garante dei detenuti di Firenze, Giancarlo Parissi, secondo cui senza risorse economiche, servizi sociali adeguati e comunità disponibili il provvedimento rischia di rimanere in larga parte inapplicabile, favorendo solo una minima parte dei detenuti. Lo scrive il Corriere Fiorentino.
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