La Corte d'Appello di Firenze ha condannato un cacciatore a risarcire con circa 5mila euro la proprietaria di Simba, un golden retriever di quattro anni morto dopo essere stato colpito accidentalmente da un colpo di fucile durante una battuta di caccia nelle campagne di Reggello.
I giudici hanno attribuito al cacciatore l'80% della responsabilità, riconoscendo invece un concorso di colpa del 20% alla proprietaria, che aveva lasciato il cane libero di allontanarsi in una zona dove era consentita l'attività venatoria.
L'episodio risale a una passeggiata in campagna, quando Simba si era inoltrato in un uliveto distante una cinquantina di metri dalla padrona. Poco dopo lo sparo: il cacciatore avrebbe ammesso di aver colpito l'animale per errore, sostenendo di aver scambiato il cane per un daino. Trasportato d'urgenza dal veterinario e sottoposto a un intervento chirurgico, il cane non è sopravvissuto.
La proprietaria, assistita dall'avvocato Benedetta Cappelli, aveva chiesto il risarcimento dei danni morali e delle spese sostenute per l'acquisto e l'addestramento del cane destinato alla pet therapy.
Ribaltando la decisione di primo grado, la Corte ha evidenziato che nell'area non esisteva alcun divieto di accesso e che i cartelli presenti segnalavano soltanto la possibilità di attività venatoria. I giudici hanno però rilevato anche una condotta imprudente della proprietaria, pur sottolineando che il principale dovere di cautela ricadeva sul cacciatore, chiamato ad accertarsi della sicurezza del campo di tiro prima di sparare. Lo scrive la Nazione.
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