Calcio giovanile, l'allarme della Sestese: "Non siamo noi il problema, servono regole nuove"
Il dirigente Filippo Giusti difende le società dilettantistiche: "Le quote coprono solo una parte dei costi. Con lo svincolo abbiamo perso tutele e risorse"
02Ago202607:03
Le società di calcio giovanile respingono le accuse di essere tra le cause della crisi del calcio italiano. A sostenerlo è Filippo Giusti, dirigente della Sestese e figura storica del calcio dilettantistico toscano, che difende il ruolo dei club di base e punta il dito contro le riforme degli ultimi anni.
Giusti contesta le critiche rivolte alle quote richieste alle famiglie, ricordando che una quota annua di circa 500 euro equivale a poco più di tre euro per ogni allenamento o partita disputata dal ragazzo, a fronte di strutture e impianti mantenuti interamente dalle società. «Non possiamo essere indicati come i responsabili della crisi del calcio italiano», afferma, ricordando come molti campioni del mondo del 2006 siano cresciuti proprio nei settori giovanili dilettantistici.
Secondo il dirigente, la vera svolta negativa è arrivata con la riforma del lavoro sportivo e l'abolizione del vincolo sportivo. Oggi, spiega, le società devono sostenere nuovi costi amministrativi e burocratici, gestendo decine di buste paga ogni mese, mentre rischiano di perdere gratuitamente gli atleti al termine di ogni stagione.
Giusti denuncia inoltre la perdita dei premi di formazione e dei contributi legati alla crescita dei giovani calciatori, con un impatto economico che per una società dilettantistica può arrivare a 80-100 mila euro all'anno. A suo giudizio, l'attuale sistema favorisce l'ingresso sempre più precoce di procuratori e società professionistiche, che possono tesserare ragazzi anche dagli otto anni.
Tra le proposte avanzate figurano il ripristino di strumenti che valorizzino il lavoro delle società formative, l'introduzione di meccanismi automatici per i premi alla carriera e i contributi di solidarietà, oltre a un premio di tesseramento riconosciuto quando un giovane passa a un club professionistico.
Sulla stessa linea anche il presidente della Figc Toscana Paolo Mangini, che definisce le società sportive «vere e proprie agenzie educative sul territorio», fondamentali per la crescita dei ragazzi insieme a scuola e famiglia. Giusti conclude con un avvertimento: senza correttivi e un sostegno concreto, il movimento del calcio giovanile e dilettantistico è pronto a mobilitarsi. Lo scrive la Nazione.
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