L'ex sindaco di Borgo San Lorenzo propone un fondo nazionale per sostenere le società dilettantistiche. Mangini e Bellosi difendono il ruolo educativo dei club e chiedono più aiuti al calcio di base

Continua il dibattito sul futuro del calcio giovanile e sui costi sostenuti dalle società dilettantistiche. L'ex sindaco di Borgo San Lorenzo e dirigente sportivo Paolo Omoboni ha lanciato una petizione per destinare il 3% del monte ingaggi della Serie A a un Fondo nazionale per il calcio giovanile, con l'obiettivo di ridurre le quote a carico delle famiglie e sostenere le società che investono nella formazione. Secondo le sue stime, il fondo potrebbe raccogliere oltre 35 milioni di euro all'anno.

Omoboni propone anche di estendere ad almeno due anni la durata del vincolo sportivo e di subordinare l'iscrizione delle prime squadre ai campionati alla presenza di un settore giovanile o a una collaborazione con una società del territorio.

Sul tema è intervenuto anche il presidente del Comitato regionale Toscana della Figc, Paolo Mangini, che ha difeso le società dilettantistiche, ricordando i costi sempre più elevati che devono sostenere e definendole «vere e proprie agenzie educative» per la crescita dei giovani.

Dello stesso avviso Giovanni Bellosi, fiduciario del Coni per Firenze ed ex presidente del Casellina, secondo cui le rette richieste alle famiglie sono sostenibili e spesso le società aiutano chi è in difficoltà economica. Bellosi ha inoltre chiesto maggiori sostegni pubblici e un riequilibrio delle risorse tra il calcio professionistico e quello dilettantistico, invitando anche le grandi aziende a investire nelle realtà sportive di quartiere. Lo scrive la Nazione. 

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