Il ddl Marcheschi propone di destinare al calcio una quota delle scommesse sportive

Il calcio giovanile e dilettantistico attraversa una fase di crescente difficoltà economica. A far esplodere il dibattito sono state le critiche sui costi sostenuti dalle famiglie per iscrivere i figli alle scuole calcio. Anche il direttore tecnico della Nazionale, Claudio Ranieri, ha lanciato l’allarme: «Troppi soldi per giocare a calcio. Dobbiamo riavvicinare i bambini abbassando i prezzi». Una posizione che ha provocato la reazione delle società, secondo le quali dietro alle rette ci sono costi di gestione sempre più elevati.

Filippo Giusti, storico dirigente della Sestese, ha spiegato che una quota di 500 euro per dieci mesi di attività equivale a poco più di tre euro per ogni accesso all’impianto, considerando campi, spogliatoi e allenatori. A incidere sui bilanci è soprattutto la riforma del lavoro sportivo, che ha imposto contratti per figure che in passato operavano attraverso volontariato o rimborsi. «Le società hanno una funzione sociale, non sono un’azienda. Ma alla Lastrigiana abbiamo 90 contratti di lavoro come se lo fossimo davvero», sottolinea il presidente Samuele Vignolini.

Un altro problema è rappresentato dall’abolizione del vincolo pluriennale dei calciatori. Con il nuovo sistema un giovane può lasciare la società al termine di ogni stagione, rendendo più difficile recuperare gli investimenti sostenuti per la sua formazione. Secondo Giusti, questo ha inoltre favorito l’ingresso sempre più precoce dei procuratori e dei club professionistici, che oggi tesserano bambini anche di otto anni. Le società dilettantistiche rischiano così di perdere i propri talenti prima di poter beneficiare economicamente del lavoro svolto.

I club chiedono quindi maggiori premi di formazione e di carriera e una redistribuzione più consistente delle risorse provenienti dal calcio professionistico, compresi i diritti televisivi. «Serve una legge federale che comporti un ritorno economico adeguato per le società che hanno cresciuto il ragazzo», sostiene Maurizio Romei della Settignanese.

Una possibile risposta arriva dal disegno di legge del senatore fiorentino di Fratelli d’Italia Paolo Marcheschi. La proposta prevede un premio di formazione, il ripristino dai 12 anni di un vincolo biennale e soprattutto l’utilizzo di una quota delle scommesse sul calcio per finanziare il sistema. «Le scommesse sul calcio nei canali di Stato ammontano a 16 miliardi di euro. Il 2% significa oltre 200 milioni», spiega Marcheschi. Risorse che sarebbero destinate anche ai settori giovanili e agli impianti sportivi. L’iter parlamentare proseguirà a settembre con nuove audizioni prima della stesura del testo base. Lo scrive la Nazione. 

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