Pause non timbrate, orari di ingresso e uscita irregolari e ore di lavoro aggiuntive registrate senza la corrispondente marcatura del badge. È quanto sarebbe stato contestato a una 60enne dipendente di una nota azienda fiorentina di prodotti medici, licenziata in tronco dopo che un consulente del lavoro aveva individuato anomalie nelle sue presenze. La Corte d’appello di Firenze, sezione lavoro, ha adesso confermato il provvedimento, dopo che anche in primo grado il ricorso della donna era stato respinto.
Assunta nel 1992 e responsabile proprio della gestione delle presenze del personale, la dipendente avrebbe portato avanti il comportamento tra il 2021 e il 2023, ottenendo oltre 6mila euro non spettanti. La donna aveva attribuito le anomalie anche a presunti malfunzionamenti del sistema di rilevazione, ma per i giudici le difformità mensili non possono essere ricondotte a semplici errori. La Corte ha quindi ritenuto compromesso il rapporto di fiducia con il datore di lavoro e proporzionato il licenziamento senza preavviso.
La 60enne aveva inoltre sostenuto che il licenziamento fosse ritorsivo, affermando di aver respinto le presunte avances del legale rappresentante della società, circostanza che i giudici hanno ritenuto non dimostrata. Resta invece ancora da giudicare un secondo licenziamento, notificato dopo la scoperta di presunti bonifici non autorizzati per circa 60mila euro dal conto dell’azienda a quello personale della donna. Lo scrive la Nazione.
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