Il collega: «Io non avrei mai sparato». La difesa: «Video parziale e decontestualizzato»

Si complica la posizione dell’agente di polizia penitenziaria indagato per tentato omicidio dopo aver sparato a un cittadino marocchino di 22 anni che domenica scorsa aveva tentato di allontanarsi dal pronto soccorso dell’ospedale di Prato.

Al centro dell’inchiesta della Procura ci sono le immagini delle telecamere dell’ospedale. Secondo quanto emerso, il giovane viene ripreso mentre, con le manette ai polsi, corre all’interno di un’area del pronto soccorso e cerca riparo dietro un’ambulanza. L’agente avrebbe quindi esploso tre colpi a distanza ravvicinata, uno dei quali ha raggiunto il 22enne a una gamba.

Gli inquirenti stanno incrociando i filmati con le testimonianze e i rilievi della polizia scientifica. Anche l’altro agente presente avrebbe preso le distanze dal comportamento del collega, dichiarando al pm: «Io non avrei mai sparato».

La difesa respinge però la ricostruzione accusatoria. L’avvocato Giuseppe Vittorio Fucci sostiene che il video diffuso sia «decontestualizzato e parziale» e ricorda che, prima degli spari, il giovane avrebbe opposto una violenta resistenza durante il tentativo di fuga, provocando anche la frattura della mano di un agente. Secondo il legale, il suo assistito avrebbe agito «in uno stato di shock» e con l’obiettivo di impedire l’evasione e tutelare l’incolumità dei presenti.

Il 22enne era stato fermato dopo che, secondo la ricostruzione investigativa, da un’auto erano stati lanciati oltre le mura del carcere della Dogaia alcuni pacchi contenenti droga e telefoni cellulari. Dopo una caduta durante l’inseguimento era stato portato al pronto soccorso, dove avrebbe successivamente tentato di fuggire.

Le indagini proseguono per chiarire l’esatta dinamica. La vicenda riaccende intanto l’attenzione sulla situazione della Dogaia, dove nelle stesse ore un altro detenuto è stato accoltellato in quello che gli investigatori ritengono possa essere stato un regolamento di conti collegato al sequestro di droga e cellulari. Lo scrive Repubblica.

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