Prima le avance non corrisposte, poi i presunti comportamenti ritorsivi sul posto di lavoro, fino alle dimissioni della dipendente. È la vicenda avvenuta in un’azienda del Fiorentino che si occupa di componenti elettrici e finita davanti al Tribunale di Firenze, sezione lavoro.
L’uomo, responsabile dell’area nella quale lavorava la donna e quindi suo diretto superiore, era stato licenziato dall’azienda. Assistito dagli avvocati Andrea Stramaccia e Lorenzo Calvani, aveva impugnato il provvedimento, ma i giudici hanno respinto il ricorso dando ragione alla società, rappresentata dagli avvocati Antonio Voce e Vincenzo Sansobrino.
Secondo quanto ricostruito nella sentenza, il responsabile avrebbe inizialmente rivolto alla dipendente messaggi e frasi non gradite, senza essere ricambiato. Dopo il rifiuto della donna sarebbero iniziati «comportamenti ritorsivi e vessatori», tra cui rimproveri e intemperanze anche «su questioni di scarso rilievo».
Una situazione che sarebbe diventata insostenibile per la lavoratrice, tanto da spingerla a presentare le dimissioni, inizialmente senza indicarne le ragioni. Successivamente, dopo aver scoperto che il suo superiore non lavorava più nell’azienda, la donna avrebbe raccontato quanto accaduto attraverso una mail.
Per il Tribunale, «la gravità della condotta risiede non soltanto nelle avances rivolte ad una dipendente gerarchicamente subordinata, ma soprattutto nell’avere il ricorrente utilizzato e successivamente gestito il proprio ruolo direttivo in funzione delle dinamiche personali instauratesi con la lavoratrice, incidendo negativamente sulle condizioni di svolgimento della prestazione lavorativa».
I giudici hanno quindi confermato il licenziamento e disposto a carico del ricorrente anche il pagamento delle spese legali. Lo scrive la Nazione.
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