Simone Pini, fiorentino del Pignone, è tornato in Italia dopo avere trascorso sedici anni nel carcere cubano di La Condesa. Condannato a 25 anni per il concorso nell’omicidio di una ragazza, il 58enne si è sempre professato innocente, sostenendo di non trovarsi a Cuba al momento del delitto e denunciando presunte prove costruite con inganni e torture.
Durante la detenzione, Pini racconta di essere sopravvissuto a condizioni disumane grazie alla scrittura e alla coltivazione di un piccolo orto, concessogli per buona condotta. La liberazione è arrivata improvvisamente alla fine di luglio, dopo anni di istanze e iniziative politiche per ottenere almeno il suo trasferimento in un carcere italiano.
Il rientro a Firenze, pagato dall’Ambasciata italiana a Cuba, ha però aperto nuovi problemi. Pini non ha più una casa, una residenza né documenti validi ed è ospitato temporaneamente dagli amici. Nel frattempo ha perso il padre e il fratello, mentre la moglie cubana e il figlio ventenne si sono trasferiti in Spagna.
In carcere ha scritto a mano un libro sulla propria vicenda. Adesso rivolge un appello alle istituzioni fiorentine affinché lo aiutino a trovare un alloggio e a ricostruire la propria vita: «Appartenere a Firenze e la voglia di ritornarci sono state per me l’elisir che mi ha fatto superare ogni prova. Per favore, aiutatemi a poter ricominciare». Lo scrive la Nazione.
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