Una devastante alluvione-lampo scatenata da un terremoto al confine tra Nepal e Cina ha travolto numerosi villaggi in Tibet, portando via ponti e abitazioni lungo un tragitto di cinquanta chilometri. A causare il disastro è stata una grande frana staccatasi ad alta quota che, riversandosi in un corso d'acqua montano, lo ha trasformato in un'improvvisa e letale colata di fango e detriti.
Un evento drammatico che spinge a interrogarsi sui rischi del nostro territorio. A fare chiarezza è Tommaso Torrigiani, climatologo del Consorzio Lamma-Cnr di Sesto Fiorentino, spiegando come le alluvioni-lampo abbiano una natura completamente diversa rispetto alle piene dei grandi fiumi nostrani come l'Arno.
Mentre l'Arno richiede piogge abbondanti e continue su vaste aree per salire di livello — concedendo alle autorità il tempo necessario per monitorare le piene e far scattare le allerte —, le alluvioni-lampo colpiscono a tradimento. Interessano quasi esclusivamente i torrente minori e le zone montane, e possono scatenarsi in pochissimi minuti a causa di crolli improvvisi o temporali localizzati, persino in punti dove non sta cadendo una singola goccia di pioggia. Un fenomeno che ci ricorda quanto i piccoli rami d'acqua di montagna richiedano un'attenzione ben diversa rispetto ai grandi fiumi di pianura.
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