Lutto nella comunità diocesana pratese per la scomparsa di don Santino Brunetti, 83 anni, che ha guidato per 50 anni la parrocchia di Maliseti. Ha anche diretto per anni la Caritas diocesana e si è occupato della pastorale dei migranti, Il sacerdote, si spiega in una nota, è deceduto inaspettatamente all'ospedale Santo Stefano di Prato dove svolgeva dei trattamenti chemioterapici.
Don Brunetti era nato a Massalengo (oggi in provincia di Lodi, allora di Milano) il 27 dicembre 1943. Il legame con Prato, si ricorda in una nota, nacque da uno "scambio" tra don Bassano Staffieri, suo padre spirituale, e il vescovo di Prato Pietro Fiordelli. E' stato ordinato sacerdote il 28 febbraio 1971 da Fiordelli proprio nella chiesa di San Giovanni Battista a Maliseti, da poco consacrata, dove prestava servizio come diacono. Il vescovo Giovanni Nerbini sottolinea: "Di don Santino ho tanti e bei ricordi. Mi piace evidenziare la sua fedeltà all'impegno di pastore e come questo impegno lo abbia portato avanti efficacemente nella parrocchia di Maliseti, ma anche come abbia contributo alla vita della diocesi. Persona di grande ricchezza spirituale e intelligenza, ha saputo dare costanti contributi alle attività pastorali trovando spesso soluzioni creative per percorsi non facili. Molto orientato all'accoglienza ha curato ottimamente gli incarichi con la Caritas e i Migrantes. E' stato un punto di riferimento prezioso per molti". La salma sarà esposta dalle 9 di domani nella chiesa di San Giovanni Battista a Maliseti e i funerali saranno celebrati mercoledì 2 alle 15.
Cordoglio anche del sindaco Matteo Biffoni: "Con la scomparsa di don Santino, la Chiesa e la città di Prato perdono un sacerdote profondamente stimato e amato. Guida salda e punto di riferimento per l'intera comunità di Maliseti, credenti e non credenti, ha saputo costruire nel tempo un forte senso di appartenenza e vicinanza. Negli anni al vertice della Caritas diocesana ha collaborato con l'Amministrazione comunale, rappresentando il volto dell'accoglienza, del sostegno agli ultimi e dell'integrazione per chiunque giungesse in città da ogni parte del mondo".
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