La Regione punta a ridurre i trasferimenti dei detenuti al pronto soccorso e ad aumentare la sicurezza degli operatori. Prevista una formazione specifica per il personale

Più spazi interni per gli ambulatori e i reparti dedicati alla salute mentale e alle dipendenze, una formazione specifica per il personale sanitario e un maggiore utilizzo della telemedicina. Sono le misure allo studio per migliorare l’assistenza nel carcere della Dogaia di Prato e limitare i trasferimenti dei detenuti nelle strutture ospedaliere.

Le proposte sono emerse durante la visita dell’assessora regionale alla Sanità Monia Monni, accompagnata dai vertici dell’Asl Toscana Centro. Il sopralluogo arriva dopo l’episodio del 17 agosto, quando un detenuto che tentava la fuga dal pronto soccorso di Prato è stato ferito a una gamba.

Attualmente, in media, un detenuto al giorno viene accompagnato al pronto soccorso. La formazione sulle casistiche più frequenti e il ricorso alle visite a distanza dovrebbero permettere una maggiore gestione interna, riducendo gli spostamenti e i relativi rischi. «Le cure devono avere lo stesso livello garantito sul territorio, ma devono conciliarsi con la massima sicurezza per gli operatori», ha sottolineato Monni.

La Dogaia ospita 641 detenuti a fronte di 542 posti disponibili. Ogni anno vengono erogate circa 37mila prestazioni sanitarie, di cui 12.500 specialistiche interne e quasi 3mila esterne. Nel carcere lavorano 27 medici di cure primarie, 26 infermieri, cinque operatori sociosanitari e diversi specialisti.

La Regione valuta inoltre nuove misure per rendere più sicuri i trasferimenti verso gli ospedali e l’eventuale utilizzo di telecamere sulle uniformi del personale sanitario nei settori dell’emergenza-urgenza, compatibilmente con le norme sulla privacy. Lo scrive Repubblica. 

Condividi
La funzionalità è stata disattivata perché si avvale di cookies (Maggiori informazioni)

Attiva i cookies