"La scuola pubblica non ha bisogno di vincoli numerici ma di strumenti concreti"

"A Prato la presenza di studenti non italiani supera di gran lunga la media nazionale dell'11,6% e, in diverse scuole dell'infanzia e primarie, il tetto del 30% è semplicemente inapplicabile. Rispettare un limite rigido imporrebbe due alternative parimenti insostenibili: negare il diritto allo studio a bambini residenti nel nostro comune o costringere famiglie ed educatori a complessi trasferimenti verso plessi distanti chilometri" da casa, minando il principio fondamentale della scuola di prossimità". Così in una lettera aperta alla premier Giorgia Meloni il sindaco di Prato Matteo Biffoni.

    "Se il Governo vuole veramente occuparsi di scuola e di integrazione deve impegnarsi a risolvere i veri problemi che affliggono la nostra comunità. A Prato l'indicatore di dispersione e ritardo scolastico si attesta intorno all'11%, posizionando la città tra quelle con i valori più alti a livello nazionale, con una stima di oltre 500 giovani che lasciano la scuola ogni anno senza completare il percorso. A questo si aggiunge il fenomeno specifico di circa 300 minorenni residenti che non risultano mai stati iscritti ad alcun istituto scolastico (di cui quasi il 75% cinese) e una carenza di competenze di base per cui quasi 1 studente su 2 conclude il ciclo delle scuole medie senza raggiungere competenze alfabetiche adeguate negli standard nazionali".

    "La scuola pubblica non ha bisogno di vincoli numerici ma di strumenti concreti e risorse che permettano di gestire l'integrazione con competenza e serenità". "In una realtà come quella di Prato servono insegnanti specializzati nell'insegnamento dell'italiano L2 per i ragazzi neo arrivati sostenuti da mediatori linguistico-culturali pronti a facilitare il percorso didattico", figure "come gli 'educatori di corridoio' e progetti mirati per inserire facilitatori nelle classi, affinché si possa stabilire un canale di comunicazione proficuo con le famiglie". "Creare frammentazione o, peggio ancora, esclusione, fa venire meno la missione civile ed educativa della scuola: formare i cittadini di domani" mentre "trasformare l'aula in un luogo di vera integrazione" è "la chiave per costruire un'Italia più forte, unita e consapevole. Allora presidente, venga a Prato. Non in campagna elettorale, ma come presidente del Consiglio, vorrei mostrarle quanto la sua proposta sia inapplicabile e non utile al futuro di questo Paese". 
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