Alla Pergola il confronto tra imprese, sindacato, università e ricerca. Tra le sfide, nuovi investimenti, formazione, salari e casa. La manifattura vale il 16% del Pil fiorentino, il turismo l’8%

L’industria ha ancora spazio in una città con una lunga tradizione operaia, ma alle prese con la necessità di attirare nuovi investimenti? È la domanda al centro del confronto al teatro della Pergola tra il presidente di Confindustria Toscana Centro e Costa Lapo Baroncelli, il direttore della Fondazione CR Firenze Gabriele Gori, il segretario della Cgil Firenze Bernardo Marasco, la rettrice dell’Università di Firenze Alessandra Petrucci e il direttore di Irpet Nicola Sciclone. A moderare l’incontro, il giornalista di Repubblica Ernesto Ferrara.

«Il sogno sarebbe rendere Firenze la Boston italiana», ha detto Gori, immaginando una crescita industriale legata alla formazione e alla ricerca. Una delle opportunità discusse è la proposta di un distretto dell’aerospazio e della difesa, lanciata dal presidente di Leonardo Francesco Macrì e ripresa da Baroncelli. Secondo il presidente di Confindustria, le competenze locali nella fotonica e nell’elettronica potrebbero contribuire alla filiera: «Dobbiamo coglierla affinché non vada da altre parti».

Marasco ha indicato una direzione diversa per gli investimenti di Leonardo: «Sulla Leonardo c’è da sfidare l’azienda per fare investimenti sul civile, niente armi». Aerospazio, cybersicurezza e rinnovabili sono i settori citati dal segretario della Cgil, che ha chiesto anche una visione condivisa dello sviluppo industriale. Per attrarre imprese, ha osservato Baroncelli, il territorio deve invece essere in grado di dare risposte certe.

Il futuro dell’industria passa anche dalla capacità di trattenere i giovani. Petrucci ha ricordato che molti scelgono l’estero per condizioni di lavoro migliori, non soltanto sul piano dello stipendio, ma anche per la possibilità di conciliare vita e lavoro e di continuare a formarsi. Gori ha richiamato il ruolo della Fondazione CR Firenze nel collegare ricerca e imprese, citando il progetto Faber, che finanzia dottorandi destinati a essere assunti dalle aziende, e un fondo di venture capital a sostegno delle iniziative tecnologiche nelle prime fasi di sviluppo.

Per Marasco, però, parlare di investimenti significa affrontare anche salari, mobilità e difficoltà di trovare casa a Firenze. «Servono obiettivi condivisi e anche una battaglia seria sulla casa e sull’abitare», ha sottolineato, chiedendo di progettare insieme il futuro del distretto e i collegamenti per i pendolari.

A misurare il peso del settore sono i dati ricordati da Sciclone: la manifattura rappresenta il 16% del Pil fiorentino, contro l’8% del turismo, mentre le imprese attive sono diminuite del 13% negli ultimi dieci anni. Il direttore di Irpet ha invitato a evitare allarmismi, ma ha individuato tre criticità: la difficoltà di trattenere valore sul territorio, la dipendenza da mercati volatili e la scarsa presenza nelle fasi più remunerative della produzione. Nodi da sciogliere, secondo i partecipanti al confronto, per dare una prospettiva all’industria fiorentina.

Condividi
La funzionalità è stata disattivata perché si avvale di cookies (Maggiori informazioni)

Attiva i cookies