L’economia della provincia di Firenze tiene, ma la ripresa resta esposta ai rischi legati all’inflazione e all’aumento del prezzo del gas. È il quadro delineato dall’ultimo rapporto dell’Ufficio studi della Camera di commercio, aggiornato al primo semestre del 2026. «La ripresa è fragile, occorre prudenza, molta prudenza», avverte il segretario dell’ente Giuseppe Salvini.
A sostenere le esportazioni è soprattutto il farmaceutico, che nei primi sei mesi dell’anno ha raggiunto poco meno di 9 miliardi di euro, pari al 54,5% dell’export provinciale. Escludendo questo comparto, le vendite all’estero ammontano a circa 7,4 miliardi nel semestre e risultano sostanzialmente stabili, con prospettive leggermente negative rispetto al 2025.
Sul fronte delle imprese pesa il timore dei rincari energetici. Secondo un sondaggio Unioncamere, il 70% delle aziende è preoccupato per l’aumento delle bollette e il 43,4% segnala il rischio di una riduzione dei margini di profitto. L’incremento dei costi di produzione potrebbe inoltre trasferirsi sui prezzi pagati dai consumatori. Circa il 40% della spesa delle famiglie fiorentine riguarda alimentari, abitazione e trasporti, le voci più esposte a questi aumenti.
Salvini richiama soprattutto la dipendenza italiana dal gas naturale, che nel 2025 ha coperto il 39% del fabbisogno energetico nazionale, contro una media europea del 23%. Se le tensioni nel Golfo dovessero coinvolgere maggiormente anche il metano, avverte, Italia, Toscana e Firenze risulterebbero più vulnerabili rispetto alla media Ue, con conseguenze dirette sulla competitività delle imprese manifatturiere. Lo scrive la Nazione.
A sostenere le esportazioni è soprattutto il farmaceutico, che nei primi sei mesi dell’anno ha raggiunto poco meno di 9 miliardi di euro, pari al 54,5% dell’export provinciale. Escludendo questo comparto, le vendite all’estero ammontano a circa 7,4 miliardi nel semestre e risultano sostanzialmente stabili, con prospettive leggermente negative rispetto al 2025.
Sul fronte delle imprese pesa il timore dei rincari energetici. Secondo un sondaggio Unioncamere, il 70% delle aziende è preoccupato per l’aumento delle bollette e il 43,4% segnala il rischio di una riduzione dei margini di profitto. L’incremento dei costi di produzione potrebbe inoltre trasferirsi sui prezzi pagati dai consumatori. Circa il 40% della spesa delle famiglie fiorentine riguarda alimentari, abitazione e trasporti, le voci più esposte a questi aumenti.
Salvini richiama soprattutto la dipendenza italiana dal gas naturale, che nel 2025 ha coperto il 39% del fabbisogno energetico nazionale, contro una media europea del 23%. Se le tensioni nel Golfo dovessero coinvolgere maggiormente anche il metano, avverte, Italia, Toscana e Firenze risulterebbero più vulnerabili rispetto alla media Ue, con conseguenze dirette sulla competitività delle imprese manifatturiere. Lo scrive la Nazione.
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