Preservare la possibilità futura di diventare madri per bambine e adolescenti che devono affrontare malattie, interventi chirurgici o terapie potenzialmente dannose per la fertilità. È l’obiettivo del progetto avviato dal sistema sanitario toscano, con una procedura condivisa tra le strutture pubbliche e il Meyer come punto di riferimento.
Il percorso prevede il prelievo di tessuto ovarico sano prima dei trattamenti che potrebbero comprometterne la funzionalità, la crioconservazione a Careggi e il successivo reimpianto, anche a distanza di anni. La tecnica può essere utilizzata anche prima che le pazienti inizino a produrre ovuli. L’intervento di prelievo è mini-invasivo, dura meno di un’ora e richiede una notte in ospedale.
La rete punta a informare tempestivamente le famiglie e a formare i professionisti sanitari. «Creare una rete vuol dire far sì che ogni chirurgo, anche alle tre di mattino, abbia la formazione adatta per operare nel modo più adatto a preservare la fertilità», sottolinea Alberto Mattei, direttore del dipartimento materno-infantile dell’Asl Toscana centro.
Per l’assessora regionale alla salute Monia Monni, il progetto amplia le opportunità offerte dalla sanità pubblica: «Un sistema sanitario pubblico offre così, in un ambito di eccellenza assoluta, non solo la capacità di guarire ma anche di poter scegliere». L’obiettivo è tutelare, insieme alla salute, la possibilità delle giovani pazienti di decidere in futuro se diventare madri. Lo scrive la Nazione.
Il percorso prevede il prelievo di tessuto ovarico sano prima dei trattamenti che potrebbero comprometterne la funzionalità, la crioconservazione a Careggi e il successivo reimpianto, anche a distanza di anni. La tecnica può essere utilizzata anche prima che le pazienti inizino a produrre ovuli. L’intervento di prelievo è mini-invasivo, dura meno di un’ora e richiede una notte in ospedale.
La rete punta a informare tempestivamente le famiglie e a formare i professionisti sanitari. «Creare una rete vuol dire far sì che ogni chirurgo, anche alle tre di mattino, abbia la formazione adatta per operare nel modo più adatto a preservare la fertilità», sottolinea Alberto Mattei, direttore del dipartimento materno-infantile dell’Asl Toscana centro.
Per l’assessora regionale alla salute Monia Monni, il progetto amplia le opportunità offerte dalla sanità pubblica: «Un sistema sanitario pubblico offre così, in un ambito di eccellenza assoluta, non solo la capacità di guarire ma anche di poter scegliere». L’obiettivo è tutelare, insieme alla salute, la possibilità delle giovani pazienti di decidere in futuro se diventare madri. Lo scrive la Nazione.
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