FIRENZE – "Trentuno casi autoctoni di Dengue su 66 è il dato aggiornato a fine settembre dell’Istituto Superiore di Sanità, che mette la Toscana in testa alle regioni italiane per contagi contratti sul territorio. Sul fronte del West Nile i casi regionali sono 30, contro i 18 del 2025, mentre in Italia se ne contano 700, con 54 decessi". A tracciare il bilancio sulla diffusione degli insetti infestanti e dei virus trasmessi dai vettori è Marco Tarducci, biologo e ricercatore impegnato sul campo contro la proliferazione delle zanzare.
Secondo l'esperto, la gestione dell'emergenza soffre di un impianto regolatorio rigido che rischia di far scattare gli interventi in ritardo. Il riferimento è alla delibera di Giunta regionale n. 582 del 2022, che vieta i trattamenti adulticidi programmati a calendario e li consente solo a seguito della notifica di un caso conclamato o al superamento di precise soglie di densità del vettore.
"Sul divieto dei trattamenti a calendario sono d'accordo, ma il problema è ciò che manca: per applicare una soglia servono parametri numerici e una rete capillare di trappole che li misuri, assente nella maggior parte dei Comuni", spiega Tarducci. "Intervenire solo dopo la notifica significa agire in ritardo. Tra la puntura e l'ordinanza trascorrono i tempi di incubazione, febbre, diagnosi, conferma di laboratorio e indagine epidemiologica; nel frattempo il malato può essere punto da altre zanzare. Già nel focolaio di chikungunya del 2017 il 29% dei casi comparve a oltre un chilometro dal precedente: un trattamento circoscritto nel raggio di 200 metri a distanza di settimane non può contenere una trasmissione del genere".
Un modello di sorveglianza pubblica alternativo è stato sperimentato con successo nell'Empolese nel 2025, dove gli studenti di un istituto superiore hanno monitorato 16 trappole da aprile a ottobre con il supporto scientifico dello stesso Tarducci. Il monitoraggio ha evidenziato come oltre il 70% delle catture si sia concentrato tra la fine di agosto e la metà di ottobre, periodo in cui l'attenzione abitualmente cala, registrando al contempo la disponibilità del 90% dei residenti ad accogliere i dispositivi nelle proprie aree.
"Se non si adotta un cambio di metodo immediato rischiamo di inseguire un'epidemia alimentata anche da casi asintomatici, con pesanti ripercussioni sul sistema sanitario e sulla sicurezza dei servizi trasfusionali e delle donazioni di sangue", avverte il ricercatore. In vista del rinnovo del Piano nazionale arbovirosi, in scadenza il 31 dicembre, Tarducci sollecita l'istituzione di una rete entomologica permanente con report settimanali pubblici, soglie di intervento differenziate in prossimità di ospedali, RSA e scuole, un monitoraggio annuale sulle resistenze agli insetticidi e un effettivo controllo sugli impianti di disinfestazione privati. Lo scrive La Nazione
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