Al processo di Firenze sul caso Baiardo, l'avvocato Antonio Sanvito, difensore del boss Giuseppe Graviano, ha riferito ai cronisti i dettagli emersi sulla presunta scrittura privata legata agli investimenti di imprenditori palermitani con Silvio Berlusconi tra gli anni '70 e '80, sostenendo che si trattasse di denaro di provenienza lecita. Il legale ha spiegato che la carta privata, realizzata ai tempi per costituire una società che riconoscesse una quota del 20% agli investitori, era stata gestita da Salvatore Graviano nei tentativi di recuperare l'investimento attraverso incontri con l'imprenditore milanese. Parallelamente, il difensore ha evidenziato le riflessioni di Giuseppe Graviano in merito all'eventualità di interrompere le proprie deposizioni nei procedimenti di Caltanissetta, a seguito dell'invio da Reggio Calabria di una chiusura indagine per calunnia notificata in concomitanza con un'udienza di settembre, fatto che ha indotto il boss a ritenere che vi siano forze intenzionate a impedirgli di chiarire la propria verità.
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