Anche ragazzi di dodici o tredici anni partecipano a gruppi online dove si inneggia alla violenza, al suprematismo e alle stragi nelle scuole. A descrivere il fenomeno è Eva Claudia Cosentino, dirigente del Centro operativo per la sicurezza cibernetica della polizia postale per la Toscana. Secondo Cosentino, soprattutto su Telegram e in alcune chat legate ai videogiochi, il senso di appartenenza al gruppo può amplificare rabbia e disagio. Tra i segnali da osservare indica maggiore litigiosità, frequenti cambi di profilo e un linguaggio basato su contrapposizioni come «noi e loro».
Un’altra preoccupazione riguarda la diffusione non consensuale di immagini intime dopo la fine delle relazioni tra adolescenti. Cosentino sottolinea anche la necessità di riconoscere le dinamiche di controllo: richieste di fotografie durante le uscite e imposizione della geolocalizzazione non devono essere scambiate per gesti di affetto. «La gelosia estrema non è una forma di apprezzamento», avverte.
Ai genitori la dirigente suggerisce ascolto e accoglienza, evitando un controllo punitivo del cellulare e favorendo invece la condivisione. La prevenzione passa anche dalle scuole: nella provincia di Firenze la polizia ha già incontrato oltre 5mila ragazzi e prosegue gli incontri attraverso la campagna educativa itinerante “Action Week”. Lo scrive la Nazione.
Un’altra preoccupazione riguarda la diffusione non consensuale di immagini intime dopo la fine delle relazioni tra adolescenti. Cosentino sottolinea anche la necessità di riconoscere le dinamiche di controllo: richieste di fotografie durante le uscite e imposizione della geolocalizzazione non devono essere scambiate per gesti di affetto. «La gelosia estrema non è una forma di apprezzamento», avverte.
Ai genitori la dirigente suggerisce ascolto e accoglienza, evitando un controllo punitivo del cellulare e favorendo invece la condivisione. La prevenzione passa anche dalle scuole: nella provincia di Firenze la polizia ha già incontrato oltre 5mila ragazzi e prosegue gli incontri attraverso la campagna educativa itinerante “Action Week”. Lo scrive la Nazione.
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