Sull'amministrazione di sostegno "la sfida è garantire protezione senza limitare inutilmente la libertà delle persone, accompagnare chi si trova in una condizione di fragilità senza privarlo della possibilità di scegliere e di essere protagonista della propria vita". Così l'assessora regionale alla sanità Monia Monni intervenendo oggi a Firenze all'iniziativa intitolata "Amministrazione di sostegno e reti territoriali: prospettive europee e buone pratiche per una tutela di prossimità", organizzato dal Dipartimento dei servizi sociali dell'Asl Toscana centro.
La Toscana, ha spiegato, ha scelto di sostenere questo percorso con la legge regionale 18 del 2020, promuovendo la diffusione dell'amministrazione di sostegno attraverso elenchi territoriali, formazione e collaborazione con le tre Asl. Per Monni, si spiega in una nota, "una Regione deve lavorare perché i diritti riconosciuti dalle norme possano trovare applicazione nella vita delle persone". Un aspetto centrale evidenziato nell'intervento, è la collaborazione tra servizi sociali, professionisti sanitari, magistratura, famiglie e Terzo Settore. L'obiettivo è offrire risposte coordinate, evitando che le persone e i loro familiari debbano orientarsi da soli tra procedure e interlocutori diversi.
"Le persone e le famiglie non devono essere lasciate sole a orientarsi tra procedure e interlocutori diversi - ha detto ancora -: hanno bisogno di una rete riconoscibile, di risposte coordinate e di professionisti che condividano obiettivi e responsabilità". Il confronto si è inserito anche nel percorso di attuazione della riforma della disabilità, che richiama il diritto all'autodeterminazione, alla partecipazione e alla scelta del proprio progetto di vita.
"Il sostegno deve, prima di tutto, aiutare la persona a esprimersi, a partecipare alle decisioni e a compiere le proprie scelte nella misura più ampia possibile", ha affermato Monni, "la Regione intende proseguire il lavoro sulla formazione e sull'integrazione dei servizi, per promuovere una tutela che tenga insieme protezione, autonomia e inclusione e trasformi i diritti in opportunità concrete nella vita quotidiana".
La Toscana, ha spiegato, ha scelto di sostenere questo percorso con la legge regionale 18 del 2020, promuovendo la diffusione dell'amministrazione di sostegno attraverso elenchi territoriali, formazione e collaborazione con le tre Asl. Per Monni, si spiega in una nota, "una Regione deve lavorare perché i diritti riconosciuti dalle norme possano trovare applicazione nella vita delle persone". Un aspetto centrale evidenziato nell'intervento, è la collaborazione tra servizi sociali, professionisti sanitari, magistratura, famiglie e Terzo Settore. L'obiettivo è offrire risposte coordinate, evitando che le persone e i loro familiari debbano orientarsi da soli tra procedure e interlocutori diversi.
"Le persone e le famiglie non devono essere lasciate sole a orientarsi tra procedure e interlocutori diversi - ha detto ancora -: hanno bisogno di una rete riconoscibile, di risposte coordinate e di professionisti che condividano obiettivi e responsabilità". Il confronto si è inserito anche nel percorso di attuazione della riforma della disabilità, che richiama il diritto all'autodeterminazione, alla partecipazione e alla scelta del proprio progetto di vita.
"Il sostegno deve, prima di tutto, aiutare la persona a esprimersi, a partecipare alle decisioni e a compiere le proprie scelte nella misura più ampia possibile", ha affermato Monni, "la Regione intende proseguire il lavoro sulla formazione e sull'integrazione dei servizi, per promuovere una tutela che tenga insieme protezione, autonomia e inclusione e trasformi i diritti in opportunità concrete nella vita quotidiana".
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