L’emergenza consegna a Vanoli una coppia centrale da ricomporre. Dopo diciannove gol subiti in otto giornate, la protezione dovrà arrivare dalle distanze e dal lavoro di tutta la squadra

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Ci sono partite nelle quali si guarda la formazione partendo dall’attacco. Si cerca il giocatore capace di inventare qualcosa, il centravanti che deve ritrovare il gol. Per capire la Fiorentina che si prepara ad affrontare l’Atalanta, invece, conviene cominciare dai due nomi davanti a De Gea: Dragusin e Viery.

Sono loro la coppia centrale prevista per la sfida del Franchi. L’infortunio di Pongracic e le condizioni ancora incerte di Ranieri restringono le possibilità di Vanoli proprio nel reparto che avrebbe più bisogno di certezze. Diciannove gol subiti in otto giornate raccontano una fragilità che precede l’emergenza e che le assenze rendono ancora più complicata da correggere.

Il rischio, stasera, sarà mettere i due centrali sotto una lente: contare gli anticipi riusciti, giudicare ogni uscita, cercare il responsabile al primo pallone che attraverserà l’area. Ma il loro esame comincerà diversi metri più avanti. Dal tempo che avrà il centrocampista dell’Atalanta per alzare la testa. Dallo spazio che troverà De Ketelaere tra le linee. Da quanti giocatori viola saranno vicini al pallone quando la Fiorentina lo perderà.

Un difensore può vincere un duello e rimediare a un errore. Se però viene chiamato continuamente a scegliere tra uscire sull’avversario e proteggere la profondità, prima o poi qualcosa rimane scoperto. La qualità individuale aiuta; la possibilità di affrontare situazioni leggibili, anziché emergenze continue, aiuta altrettanto.

È qui che acquista senso l’orientamento verso la conferma del centrocampo a tre, con Brescianini accanto a Fagioli e Ndour. L’eventuale presenza dell’ex Atalanta andrà valutata anche attraverso un lavoro meno appariscente degli inserimenti: accompagnare l’azione senza allontanarsi troppo dai compagni, chiudere una linea di passaggio, farsi trovare nella posizione utile quando cambia il possesso.

L’equilibrio invocato da Vanoli passa da queste cose. E la casella occupata sulla lavagna conta relativamente, se poi in campo le distanze si allungano.

Cercare maggiore protezione, però, non può significare consegnare l’iniziativa all’Atalanta. Una Fiorentina schiacciata davanti alla propria area esporrebbe una difesa già in difficoltà a una sequenza ancora più lunga di cross, inserimenti e decisioni da prendere in fretta.

Anche tenere il pallone può diventare un modo per dare respiro a Dragusin e Viery. Serviranno soluzioni semplici per chi costruisce, compagni raggiungibili per Fagioli, sostegno alle iniziative di Mastantuono. Perché quando l’argentino prova a creare superiorità, attorno a lui devono esserci sia uno sbocco per l’azione sia uomini pronti a raccogliere una respinta o a intervenire sulla prima ripartenza.

L’Atalanta arriva dal quattro a quattro con il Frosinone: una partita che ne ha mostrato le possibilità offensive e le vulnerabilità. Gli spazi per colpirla possono esserci. Trasformare la serata in uno scambio continuo di occasioni, però, sarebbe una scommessa pesante per una squadra che ha già incassato così tanto.

A San Siro la Fiorentina ha visto quanto possa costare un finale. Contro i bergamaschi dovrà riuscire a mantenere ordine anche quando arriveranno la stanchezza, i cambi e le situazioni che obbligano a interpretare nuovamente la partita. È in quei momenti che le distanze rischiano di diventare metri concessi all’avversario.

Dragusin e Viery saranno al centro dell’attenzione, inevitabilmente. Intorno a loro servirà una squadra capace di accorciare, comunicare e condividere le coperture. La prima sicurezza da ritrovare è questa: permettere ai difensori di affrontare il prossimo pallone sapendo dove sono i compagni e quale aiuto potranno ricevere.

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