'Sarebbe potuta, l'organizzazione civile, sprofondare nel disordine a motivo dell'inesperienza di fronte a calamità di simili gigantesche dimensioni. Così non è stato.'

 "Sono trascorsi sessant'anni: Firenze, città dell'arte e della bellezza, culla del Rinascimento, tesoro di storia, cultura, spiritualità, meta amata e ammirata in tutti i continenti: Firenze, travolta dalla piena dell'Arno. Molte furono le vittime, decine di migliaia gli sfollati, ingenti i danni. Di quella tragedia Firenze - con la sua storia e la sua vocazione universale - divenne il simbolo, che le immagini della tv in bianco e nero portarono nelle case degli italiani e in quelle di tutto il mondo.

Il nostro ricordo muove da chi perse la vita e dalle famiglie che vennero lacerate negli affetti. Ricordiamo coloro che morirono a Firenze, in Toscana, di altre Regioni. Presto il fango, i detriti, le macerie divennero, a Firenze, il pesante lascito dei milioni di metri cubi di acqua fuoriusciti dal fiume. Avrebbero potuto prevalere lo sconforto e la sfiducia. Avrebbe potuto, la paura, paralizzare ogni reazione. Sarebbe potuta, l'organizzazione civile, sprofondare nel disordine a motivo dell'inesperienza di fronte a calamità di simili gigantesche dimensioni. Così non è stato. Firenze curò le ferite e tornò sé stessa".

   
Lo ha detto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, parlando a Firenze alla celebrazione del 60° anniversario dell'alluvione.
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