Su 17 dipendenti ben 8 sono stati inseriti nella procedura di licenziamento collettivo

"È inammissibile che un'azienda che dichiara ambiziosi piani di crescita, sostenuta anche da una partecipazione pubblica attraverso Cassa Depositi e Prestiti, scarichi sui lavoratori il costo della propria riorganizzazione. La vicenda Zenita Group, ex Maticmind, riguarda anche Firenze, dove su 17 dipendenti ben 8 sono stati inseriti nella procedura di licenziamento collettivo: quasi la metà dell'organico. Una scelta che mette a rischio competenze professionali e un presidio produttivo sul territorio, senza che al tavolo ministeriale siano state presentate soluzioni alternative credibili". Lo dichiara Emiliano Fossi, deputato Dem e segretario Pd della Toscana, annunciando una interrogazione parlamentare sulla vicenda.

"Chiediamo ai ministri competenti di intervenire per ottenere il ritiro dei licenziamenti e un piano industriale che tuteli occupazione e sedi territoriali - aggiunge in una nota -. Non è accettabile che si proceda con gli esuberi mentre la società persegue acquisizioni e dichiara obiettivi di espansione. Servono strumenti diversi, dalla riqualificazione professionale ai contratti di solidarietà, fino alle uscite esclusivamente volontarie e incentivate. La partecipazione pubblica indiretta impone inoltre a Cdp e al governo una responsabilità precisa: non possono restare spettatori davanti a una crisi occupazionale che coinvolge decine di lavoratori e famiglie".
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