Due club lontani ma simili nella ricerca di un progetto solido: tra rivoluzioni dirigenziali, miliardi sul mercato e la sfida di domenica per uscire dalla crisi

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Fiorentina e Juventus si preparano a incrociare i tacchetti al Franchi in una sfida domenicale che mette di fronte due "malate" d'oro del nostro campionato. Come raccontato sulle pagine del Corriere Fiorentino, le due società condividono un destino fatto di sentieri accidentati e, soprattutto, della disperata e finora vana ricerca di un progetto stabile capace di garantire continuità e successi.

Analizzando gli ultimi cinque anni — a partire dalla stagione 2021-22 —, i numeri raccontano di una vera e propria girandola di panchine e poltrone. La Juventus, travolta dal terremoto dell'inchiesta Prisma e dalla smania di vittorie perdute, ha cambiato quattro allenatori (da Allegri a Thiago Motta, fino a Tudor e Spalletti) e ben dieci figure tra presidenti e dirigenti, investendo oltre 800 milioni sul mercato a fronte di un saldo negativo di circa 365 milioni, raccogliendo in bacheca solo la Coppa Italia 2024 e la recente delusione della mancata qualificazione in Champions League.

Dal canto suo, la Fiorentina ha mostrato una maggiore stabilità ai vertici societari — segnata dal doloroso addio a Joe Barone e dall'arrivo di Fabio Paratici affiancato da Goretti —, ma ha vissuto un autentico valzer di panchine. Chiuso il ciclo triennale di Vincenzo Italiano (fatto di tre finali e tre qualificazioni europee), il club viola ha cambiato ben cinque guide tecniche in due anni e mezzo (da Palladino a Pioli, Vanoli e Grosso), accompagnando il tutto con ingenti investimenti sul mercato (circa 250-300 milioni tra estate 2025 e 2026) che tuttavia non hanno evitato, fin qui, una pericolosa involuzione in classifica.

La lezione che arriva da Firenze e Torino è univoca: senza stabilità si va poco lontano. Per la Fiorentina, la speranza è che l'ennesimo ribaltamento tecnico e societario rappresenti finalmente l'ultimo mattone per costruire fondamenta solide.

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