Non molto tempo fa il multimiliardario e proprietario di Microsoft Bill Gates è tornato a ribadire una sua "profezia": con l’arrivo dell’intelligenza artificiale i lavori per gli esseri umani saranno sempre meno e per sostenere il turbocapitalismo ed il consumismo di massa, nonché prevenire e curare la disuguaglianza sociale, l’unica soluzione sarà un reddito universale che la maggior parte delle persone sul pianeta possano ricevere in maniera omogenea.
Sia per quella che è attualmente l’implementazione della IA nelle sue innumerevoli applicazioni, sia per la titanica difficoltà di mettere in piedi un sistema come reddito universale, questa prospettiva appare, almeno per il momento, utopistica.
Ma il mercato del lavoro in Italia che cosa racconta? Che ci sono sempre più aziende che non trovano il personale specializzato che ricercano, nonostante gli istituti tecnici si stiano sempre più indirizzando verso la formazione di personale altamente specializzato in determinate mansioni.
Questa per la "solita vecchia ragione" che ci sono lavori e mansioni che gli italiani, giovani o meno, non vogliono più svolgere.
Ed allora è inevitabile che questi lavori prima o poi qualcuno se li verrà a prendere: che siano stranieri immigrati, "nuovi italiani" o aziende che aprano in Italia le proprie succursali esportando anche i propri lavoratori. Prima o poi nel nostro paese si costituirà una nuova forza lavoro, certamente prima che l’IA sostituisca l’essere umano o che venga varato il reddito universale.
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