I 5 Stelle alle amministrative? No, anzi forse. Cioè: sì purchè non stravolgano il programma. E Renzi? L’odiato Renzi con cui dopo la Sardegna ha detto che non avrebbe più fatto accordi? Non ne vorrebbe parlare, ma è pur sempre stato un bravo sindaco, dice un acrobatico Carlo Calenda, ieri al teatro Niccolini per presentare con il sindaco Dario Nardella il suo nuovo libro “Il Patto”. Cento persone in platea, fra loro la candidata sindaca Sara Funaro.
Quando arriva Calenda, che è già nella coalizione funariana, il campo largo lo stronca: ”A Firenze penso non ci sia bisogno del Movimento 5 Stelle. O meglio, penso che ci sia bisogno del Movimento 5 Stelle quanto delle buche a Roma: anche perché poi se non ne hai bisogno e te li carichi sono quelli che dicono no a ogni infrastruttura” dice il leader di Azione . Ne consegue un’ora di altissima tensione sull’asse Roma-Firenze, coi dirigenti del Pd e dei 5 Stelle che invece stanno lavorando fitto fitto all’intesa su Firenze (pare ci sia la sponda nazionale M5S di Paola Taverna) in fibrillazione.
“Ma no ma no, non si riferiva a Firenze” si affrettano a spiegare i vertici locali di Azione interpellati, a cui non sfugge che il campo largo con M5S qui potrebbe davvero vedere la luce e che il veto del loro capo ora possa nuocere. Calenda dal palco tiepidamente frena, fa capire che insomma «i patti locali» possono fare anche un’altra strada, chissà, anche se lo dice più riferendosi alle regionali in Abruzzo, dove il campo largo c’è davvero e tiene dentro tutti, da Azione a M5S a Renzi.
Al Niccolini si precipita intanto il consigliere comunale pentastellato Lorenzo Masi, il teorico più alto in grado dell’asse col Pd a Firenze: prima si fa una foto con Calenda, poi va a farci l’aperitivo. Il leader di Azione esce e sterza: “Sui 5 Stelle a Firenze non metto un veto, se la candidata è brava è una scelta sua, e a patto che non si modifichi di un millimetro un programma per fare cose non per dire no a tutto. Agli atti metto che che i 5S servono come le buche a Roma, ma posso dare solo un consiglio”.
Quando arriva Calenda, che è già nella coalizione funariana, il campo largo lo stronca: ”A Firenze penso non ci sia bisogno del Movimento 5 Stelle. O meglio, penso che ci sia bisogno del Movimento 5 Stelle quanto delle buche a Roma: anche perché poi se non ne hai bisogno e te li carichi sono quelli che dicono no a ogni infrastruttura” dice il leader di Azione . Ne consegue un’ora di altissima tensione sull’asse Roma-Firenze, coi dirigenti del Pd e dei 5 Stelle che invece stanno lavorando fitto fitto all’intesa su Firenze (pare ci sia la sponda nazionale M5S di Paola Taverna) in fibrillazione.
“Ma no ma no, non si riferiva a Firenze” si affrettano a spiegare i vertici locali di Azione interpellati, a cui non sfugge che il campo largo con M5S qui potrebbe davvero vedere la luce e che il veto del loro capo ora possa nuocere. Calenda dal palco tiepidamente frena, fa capire che insomma «i patti locali» possono fare anche un’altra strada, chissà, anche se lo dice più riferendosi alle regionali in Abruzzo, dove il campo largo c’è davvero e tiene dentro tutti, da Azione a M5S a Renzi.
Al Niccolini si precipita intanto il consigliere comunale pentastellato Lorenzo Masi, il teorico più alto in grado dell’asse col Pd a Firenze: prima si fa una foto con Calenda, poi va a farci l’aperitivo. Il leader di Azione esce e sterza: “Sui 5 Stelle a Firenze non metto un veto, se la candidata è brava è una scelta sua, e a patto che non si modifichi di un millimetro un programma per fare cose non per dire no a tutto. Agli atti metto che che i 5S servono come le buche a Roma, ma posso dare solo un consiglio”.
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