La denuncia per le condizioni inumane e degradanti nel carcere di Sollicciano

"Il Tribunale di sorveglianza di Firenze, con ordinanza emessa il 17 settembre 2024, ha nuovamente stigmatizzato l'amministrazione penitenziaria per le condizioni inumane e degradanti nel carcere di Sollicciano. L'Organizzazione sindacale autonoma polizia penitenziaria (Osapp), per voce del segretario generale Leo Beneduci, denuncia il perpetuarsi di una situazione intollerabile che vede gli agenti di polizia penitenziaria perseguiti penalmente per ogni minimo aspetto connesso al loro lavoro, mentre i responsabili dell'amministrazione godono di una sostanziale immunità".

Così una nota dell'Osapp in cui lo stesso Beneduci dichiara che "questa ennesima ordinanza su Sollicciano è la prova lampante del doppio standard che vige nel sistema penitenziario italiano. Da un lato, abbiamo agenti che vengono processati per il reato di tortura, introdotto sulla base dell'art. 3 Cedu. Dall'altro, quando lo stesso articolo viene violato da un direttore, un provveditore o un dirigente generale del Dap, la conseguenza è semplicemente quella di trovare un posto più dignitoso per il detenuto - cosa giusta e sacrosanta, ma che non risolve il problema alla radice".

      
"È inaccettabile - prosegue - che mentre i nostri colleghi rischiano pesanti condanne penali, i vertici dell'amministrazione che permettono il perpetuarsi di condizioni inumane rimangano impuniti. La violazione sistematica dell'art. 3 Cedu da parte dei dirigenti non è forse una forma di tortura istituzionalizzata?".

       
"La sequenza di ordinanze che documentano situazioni inumane nelle carceri non smuove le coscienze e, ancor più grave, non attiva i doveri dei superiori gerarchici quali i direttori degli istituti penitenziari. Mentre a
Firenze-Sollicciano sono stati indagati e sospesi dal servizio alcuni colleghi per presunti pestaggi, non si riscontra lo stesso rigore nei confronti di chi resta inerte di fronte a condizioni di detenzione disumane", prosegue la stessa nota in cui si conclude affermando che "o l'amministrazione interviene immediatamente - prosegue Beneduci - con azioni concrete per risanare la situazione o chiederemo l'apertura di indagini sui vertici centrali e territoriali delle infrastrutture penitenziarie per omissione di atti d'ufficio e, nei casi più gravi, per concorso in trattamenti inumani e degradanti".
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