La querelle tra governo e Regione sul centro di Careggi specializzato nella disforia di genere, sta ormai tenendo banco da mesi. Esposti e interrogazioni parlamentari si sono susseguiti buttando la tematica disforia di genere nell'ambito politico. Ma quanto sono importanti queste terapie per chi vi accede? Ne abbiamo parlato con associazioni e genitori di persone transgender che hanno fatto il percorso a Careggi. Nell'occhio del ciclone, sono finite le terapie bloccanti della pubertà fatte con farmaci come la Triptorelina.
“Careggi ha avuto un bacino di utenza di otto-novecento persone nel 2023 – sottolinea Roberta Parigiani, avvocata e portavoce del Movimento Identità Trans – di cui 150 minori. Di questi minori, alle terapie di sospensione hanno avuto accesso in 26. Quindi stiamo facendo un caos mediatico per numeri molto modesti. Poi parliamo di un farmaco che dal 2018 viene usato anche per questo scopo su adolescenti di 15 anni di media ma dagli anni '80 viene utilizzato per i casi di pubertà precoce. E in quel caso viene dato a bambini di 6-7 anni. Quindi in quel caso va bene? Mi sembra una crociata ideologica e politica”.
Le terapie sarebbero importanti per tanti ragazzi e ragazze in un momento di ulteriore fragilità. “Chi è alla ricerca della propria identità e non riesce ad accedere a queste terapie – spiega Parigiani – è a rischio suicidio. Le ricerche dicono che si avvicinano al 50 per cento mentre l'accesso a queste terapie li riduce quasi dell'80 per cento. È chiaro che sono vere e proprie salvavita. E ricordiamoci che la Toscana è una regione abbastanza avanti su questi temi: da noi la somministrazione degli ormoni è gratuita mentre in altre regioni si paga”.
“Careggi ha avuto un bacino di utenza di otto-novecento persone nel 2023 – sottolinea Roberta Parigiani, avvocata e portavoce del Movimento Identità Trans – di cui 150 minori. Di questi minori, alle terapie di sospensione hanno avuto accesso in 26. Quindi stiamo facendo un caos mediatico per numeri molto modesti. Poi parliamo di un farmaco che dal 2018 viene usato anche per questo scopo su adolescenti di 15 anni di media ma dagli anni '80 viene utilizzato per i casi di pubertà precoce. E in quel caso viene dato a bambini di 6-7 anni. Quindi in quel caso va bene? Mi sembra una crociata ideologica e politica”.
Le terapie sarebbero importanti per tanti ragazzi e ragazze in un momento di ulteriore fragilità. “Chi è alla ricerca della propria identità e non riesce ad accedere a queste terapie – spiega Parigiani – è a rischio suicidio. Le ricerche dicono che si avvicinano al 50 per cento mentre l'accesso a queste terapie li riduce quasi dell'80 per cento. È chiaro che sono vere e proprie salvavita. E ricordiamoci che la Toscana è una regione abbastanza avanti su questi temi: da noi la somministrazione degli ormoni è gratuita mentre in altre regioni si paga”.
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