Una delle 8 palline che oggi rotoleranno nell’urna di Nyon avrà all’interno un foglietto con scritto Acf Fiorentina. Questo contava e la missione è stata compiuta. Lecito, persino giusto, ragionare sul come si è arrivati ai Quarti: ma ogni analisi deve partire dal risultato che è stato raggiunto. Per questo molti nasi storti di alcuni buongustai del pallone sono forse eccessivi considerato che la Fiorentina è nelle migliori otto della Conference ed, insieme all’Atalanta, l’unica squadra in Italia con ancora tre fronti aperti. Sembra scontato, non lo è.
BUONE NUOVE Sulla teorica bilancia del giusto o sbagliato stavolta i pesi vengono messi a bicchieri. Quello mezzo pieno vede oltre al passaggio del turno, la conferma di un Barak diverso formato europeo. Certamente migliore, capace di segnare e rendersi pericoloso nel cuore della difesa del Maccabi. Tra le note liete il ritorno di Dodo dopo l’intervento al crociato anteriore. La forma migliore è un’altra cosa, ma vedere il brasiliano sgassare con il sorriso stampato sulla fascia fa bene al cuore. Anche i 90 minuti di Nico rappresentano un fattore positivo con i fastidi accusati con la Roma ormai alle spalle.
VECCHIE BEGHE Sul gioco, soprattutto dal punto di vista dell’intensità invece, si può e si deve chiedere di più. Ma non sempre è possibile giocare ai ritmi vorticosi visti con Lazio e Roma. La parte realmente vuota del bicchiere invece, resta la gestione del finale di gara che sfocia nell’innata facilità nel complicarsi le cose. La partita è stata riaperta quando nemmeno il Maccabi ci credeva più, ansioso soltanto di fare la doccia e tornare a casa. Una concatenazione di errori con Ranieri e Terracciano su tutti, ha portato sette minuti di ansia non previsti e nemmeno motivati. Su questo serve uno scatto in avanti per poter dire tra un mese abbondante che la Fiorentina sarà rimasta davvero l’unica con tre competizioni aperte.
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