La Fiorentina perde anche a Bologna. Il trend si fa preoccupante

Guardando questa Fiorentina viene da pensare esattamente quello che amava dire Gino Bartali. E sarà che i fiorentini son così, spesso polemici (a volte anche troppo) e criticoni, ma il trend che ha intrapreso la squadra di Italiano da inizio gennaio non lascia troppi spazi per l’ottimismo. Anche coloro che amavano ignorare quei segnali di criticità che già quando i viola, a dicembre, vincevano ma soffrivano dannatamente contro chiunque e le carenze di una rosa che stava già allora facendo qualcosa di superiore alle proprie potenzialità, che rispondevano col ‘troppe critiche, siamo quarti in classifica’, visto come la Fiorentina sta andando da inizio gennaio si stanno ricredendo.
 
Peccato, perché mentre la classifica vedeva i viola volare e le altre annaspare, chi avrebbe dovuto avere la lungimiranza di capire che per stare lassù serviva muoversi in altro modo e con altre tempistiche a gennaio ha avuto la stessa lunghezza di pensiero di chi credeva davvero che Duncan potesse avere il rendimento super che aveva avuto fin lì, che Bonaventura potesse reggere a quei ritmi e che, dinanzi alle richieste di incontri sul rinnovo si potesse tranquillamente ignorare (d’altronde a quell’età che vuole? Ha anche delle pretese?), che Arthur fosse improvvisamente diventato un calciatore da 50 partite all’anno ad altissimi livelli, che Terracciano potesse fare 3-4 miracoli a domenica, che se gli attaccanti non segnavano fosse solo colpa loro, tanto ci pensavano Quarta, Ranieri o altri a segnare, che se Italiano chiedeva un esterno si potesse far finta di nulla prendendo un centravanti (tanto che il tecnico continua a schierare Nzola esterno), che anziché dare all’allenatore un centrale di rendimento per poter continuare a lavorare sulla difesa a tre si cedesse Mina e si prendesse un terzino del Verona etc etc.
 
Poi, però, le altre hanno svoltato, e ora vanno. La Fiorentina, invece, è ancora lì a pensare che quei 30 o 40 milioni che voleva il Genoa per Gudmundsson erano troppi, così come la Lazio per Zaccagni, che Brian Rodriguez o Ruben Vargas…etc etc. Ma tanto è rimasto Ikoné, che a Bologna è tornare il solito Ikoné. La cinquina rifilata al Frosinone è così rimasta la classica rondine che non fa primavera. E la classifica ora piange, così come le prospettive di questa Fiorentina. Lo schiaffo di Bologna è solo un altro colpo basso che ha fatto seguito ai ko con Sassuolo, Inter, Napoli in Supercoppa, Lecce e un pari sofferto con l’Udinese dopo che in qualche modo, col Bologna in Coppa Italia, la Fiorentina l’aveva sfangata. Il problema, adesso, è che questa squadra può perdere con tutti, mentre non dà mai la sensazione di poter vincere contro nessuno. E come diceva Bartali “l'è tutto sbagliato, l'è tutto da rifare!”. Peccato che rendersene conto oggi (sempre che ci sia davvero questa presa di coscienza), sia un pizzico tardivo. E non certo segno di lungimiranza.

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