Negli ultimi sei mesi nella città di Firenze ci sono stati 639 episodi di microcriminalità fra spaccate contro negozi e macchine, borseggi e furti, aggressioni, risse. A dare i numeri è questa mattina La Nazione che cita i dati raccolti dalla Fondazione Caponnetto, che ha incrociato le notizie date dalla stampa e la segnalazioni fatte dai cittadini per realizzare una vera e propria mappa della microcriminalità nella città di Firenze.
Ne è emerso un quadre decisamente spostato verso il centro storico, dove negli ultimi sei mesi ci sono stati 418 episodi di microcriminalità di cui 270 solo spaccate. Una “prevalenza” che il quotidiano spiega con la maggiore presenza turistica nel centro.
Dietro al Q1 si posiziona il Q5, staccatissimo però a 75 episodi tra spaccate, aggressioni e ferimenti.
Con 70 episodi segnalati è terzo il Q2 (Campo di Marte), poi il Q4 (Isolotto-Legnaia) con 68 episodi totali: anche qui la netta prevalenza è per le spaccate.
Infine il Q3 (Gavinana-Galluzzo) con otto episodi segnalati negli ultimi sei mesi, che ne fa di gran lunga il quartiere più sicuro, almeno per quel che riguarda la microcriminalità.
Non bastano però i controlli a contrastare il fenomeno. Secondo la Fondazione Caponnetto serve una strategia più ampia che includa anche la prevenzione, presidi sociali e interventi mirati per contrastare il disagio giovanile che porta a fenomeni di aggressività e violenza, come nel caso delle baby gang.
Ne è emerso un quadre decisamente spostato verso il centro storico, dove negli ultimi sei mesi ci sono stati 418 episodi di microcriminalità di cui 270 solo spaccate. Una “prevalenza” che il quotidiano spiega con la maggiore presenza turistica nel centro.
Dietro al Q1 si posiziona il Q5, staccatissimo però a 75 episodi tra spaccate, aggressioni e ferimenti.
Con 70 episodi segnalati è terzo il Q2 (Campo di Marte), poi il Q4 (Isolotto-Legnaia) con 68 episodi totali: anche qui la netta prevalenza è per le spaccate.
Infine il Q3 (Gavinana-Galluzzo) con otto episodi segnalati negli ultimi sei mesi, che ne fa di gran lunga il quartiere più sicuro, almeno per quel che riguarda la microcriminalità.
Non bastano però i controlli a contrastare il fenomeno. Secondo la Fondazione Caponnetto serve una strategia più ampia che includa anche la prevenzione, presidi sociali e interventi mirati per contrastare il disagio giovanile che porta a fenomeni di aggressività e violenza, come nel caso delle baby gang.
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