Firenze resta in allerta caldo con codice rosso almeno fino a Ferragosto, dopo che la centralina dell’Orto Botanico ha registrato un picco di 40,4 gradi, vicino al record assoluto di 41,6 gradi del 1983. Come riporta stamani La Nazione, le rilevazioni dell’Osservatorio Ximeniano raccontano un’evoluzione drastica: nel XIX secolo i 40 gradi erano rarissimi e le minime estive erano fino a 10 gradi più basse rispetto a oggi. Anche le nevicate, un tempo frequenti, sono quasi scomparse, passando da oltre dieci giorni l’anno a poche sporadiche presenze negli ultimi 15 anni.
Il cambiamento climatico ha eroso le temperature minime e alzato in modo costante le massime: a Peretola, le medie di dicembre sono passate da -3,1 gradi nel 1991 a +4,1 nel 2020, mentre le medie di agosto sono aumentate di circa un grado nello stesso periodo. Le gelate dell’Arno, un tempo ricorrenti, appartengono ormai alla memoria storica, con l’ultima completa risalente al 1929 e l’ultima parziale al 1985.
Il quadro locale si inserisce in un allarme globale: secondo il Lamma, il 2024 è il primo anno in cui la temperatura media mondiale ha superato stabilmente il +1,5 °C fissato dagli Accordi di Parigi come soglia critica da non raggiungere prima del 2030. Un segnale che rende sempre più probabile la persistenza di condizioni climatiche estreme, con Firenze che già oggi vive una realtà molto diversa rispetto a quella di appena pochi decenni fa.
Della situazione apertamente emergenziale che sta vivendo il pianeta ha parlato con il quotidiano il climatologo e divulgatore scientifico Luca Mercalli, che da una parte sottolinea l'incontrovertibilità del cambiamento climatico in atto, portando ad esempio le registrazioni della città di Firenze, dove in inverno l'Arno congelava regolarmente e cadeva un metro di neve, mentre dall'altra ribadisce ancora una volta l'appello della comunità sicentifica a che la politica mondiale rafforzi gli impegni per la transizione energetica.
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