Rahed Al Salahat, 48 anni, arrestato a Firenze nell'inchiesta sui fondi ad Hamas ha risposto nell'interrogatorio di garanzia a tutte le domande del gip e del pm di Genova "in modo coerente e logico" sui fatti che gli vengono contestati. Lo riferisce il suo difensore, avvocato Samuele Zucchini, dopo l'interrogatorio tenuto in videoconferenza nel pomeriggio in cui il legale ha chiesto la revoca totale di misure custodiali.
Tra le affermazioni, Al Salahat ha spiegato di aver chiesto all'architetto Hannoun un contratto di assunzione a tempo indeterminato presso l'Associazione Benefica di solidarietà col Popolo Palestinese, con la quale collaborava per la raccolta di fondi, nel periodo del Covid. Al Salahat si ritrovò a svolgere lavori occasionali nel mercato di San Lorenzo, a Firenze, durante il Covid.
Chiese quindi ad Hannoun - così emerge dopo l'interrogatorio di ieri pomeriggio - di poter percepire un reddito fisso, cosa che ottenne diventando dipendente dell'associazione. Ha anche spiegato che la raccolta di fondi per la Palestina specie durante i giorni di preghiera in moschea erano per cifre contenute, di poche centinaia o migliaia di euro, è stato citato un picco di 7.000 euro una volta. I viaggi in Turchia li avrebbe spiegati con la necessità di partecipare a riunioni e convegni dove si trattava di questioni sulla Palestina, ma anche per la sua attività giornalistica informale, alla stregua di un free lance - svolta anche in Italia - con cui forniva contenuti a canali social di associazioni per la Palestina, che talvolta proponeva a testate note, fra cui, è emerso, Al Jazeera.
Ha confermato di essere un membro del consiglio direttivo dell'associazione per la moschea di Firenze e referente dell'Associazione di Genova in Toscana "ma senza compiti decisionali" bensì di lavoratore dipendente. Il gip si è riservato la decisione sulla misura.
Tra le affermazioni, Al Salahat ha spiegato di aver chiesto all'architetto Hannoun un contratto di assunzione a tempo indeterminato presso l'Associazione Benefica di solidarietà col Popolo Palestinese, con la quale collaborava per la raccolta di fondi, nel periodo del Covid. Al Salahat si ritrovò a svolgere lavori occasionali nel mercato di San Lorenzo, a Firenze, durante il Covid.
Chiese quindi ad Hannoun - così emerge dopo l'interrogatorio di ieri pomeriggio - di poter percepire un reddito fisso, cosa che ottenne diventando dipendente dell'associazione. Ha anche spiegato che la raccolta di fondi per la Palestina specie durante i giorni di preghiera in moschea erano per cifre contenute, di poche centinaia o migliaia di euro, è stato citato un picco di 7.000 euro una volta. I viaggi in Turchia li avrebbe spiegati con la necessità di partecipare a riunioni e convegni dove si trattava di questioni sulla Palestina, ma anche per la sua attività giornalistica informale, alla stregua di un free lance - svolta anche in Italia - con cui forniva contenuti a canali social di associazioni per la Palestina, che talvolta proponeva a testate note, fra cui, è emerso, Al Jazeera.
Ha confermato di essere un membro del consiglio direttivo dell'associazione per la moschea di Firenze e referente dell'Associazione di Genova in Toscana "ma senza compiti decisionali" bensì di lavoratore dipendente. Il gip si è riservato la decisione sulla misura.
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