La vicenda di un cittadino pakistano: denunciato, arrestato e scagionato

Era finito in carcere con l’accusa di tentato omicidio per aver travolto con l’auto l’uomo che lo aveva denunciato nell’ambito di un’inchiesta sul caporalato. Ma quasi tre anni dopo il tribunale di Prato lo aveva assolto per non aver commesso il fatto. Adesso, come riporta Il Corriere Fiorentino, per quei 5 mesi in cella e 6 ai domiciliari la Corte d’Appello di Firenze ha riconosciuto a un pakistano di 61 anni, assistito dall’avvocato Stefano Belli, un risarcimento per ingiusta detenzione pari 80 mila euro.

La vicenda parte nel febbraio 2017 quando l’uomo, insieme a un connazionale, viene sottoposto a fermo per tentato omicidio di un marocchino che li aveva denunciati come i suoi sfruttatori dopo un infortunio sul lavoro. Sette anni dopo l’arresto la Corte d’appello di Firenze, presieduta da Francesco Bagnai, ha riconosciuto il risarcimento. “L’accusa a carico di Gulzar — scrivono i giudici — era fondata su un riconoscimento fotografico fatto dalla persona offesa in fase di indagini preliminari. Ma la stessa persona offesa durante il processo ha negato di lui fosse uno dei suoi aggressori e ha ammesso che si era sbagliato: d’altra parte aveva descritto il suo aggressore come alto e magro mentre Gulzar ha una corporatura diversa ed è corpulento”.

Per i 221 giorni trascorsi in cella e i 120 giorni agli arresti domiciliari il risarcimento è stato quantificato in 66 mila euro: poi va aggiunto anche il conto del danno derivato dal fatto che la misura cautelare ha privato la sua famiglia (aveva quattro figli piccoli quando è stato arrestato) della principale fonte di reddito. Si arriva così a 80 mila euro.

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