A partire da sabato 14 (ore 17) triplo appunto presso il Teatro del Maggio di Firenze con Il castello di Barbablù e La voix humaine.
Il castello del principe Barbablù, opera in un atto su libretto di Béla Balàzs fu composta da Bartók nel 1911 ma rappresentata sette anni dopo al Teatro dell’Opera di Budapest. Il libretto recupera la figura della tradizione favolistica dello spietato Barbablù per calarla in una cornice simbolista sulla scia del Pelléas et Melisande di Debussy-Maeterlinck. L’opera, articolata in un atto e nove scene, prevede solo due protagonisti: Barbablù e la moglie Judith. Il libretto, in lingua ungherese, è stato scritto rifacendosi molto liberamente sia alla celebre fiaba La Barbe Bleue (1697) di Charles Perrault sia al dramma Ariane et Barbe Bleue (1901) di Maurice Maeterlinck, grande drammaturgo belga.
L'opera di Bartók dura poco meno di un'ora e come detto ci sono soltanto due personaggi: Barbablù, baritono e la sua ultima moglie Judit. soprano/mezzosoprano. I due sono appena arrivati, e Judit è venuta nel castello di Barbablù per la prima volta, fuggendo dalla casa paterna, dove tutti sono stati contrari al suo matrimonio con questo gentiluomo dall'oscuro passato. La donna vuole però conoscere il passato di Barbablù e inizia ad aprire una dopo l’altra le sette porte segrete del castello e scopre con sgomento stanze e luoghi macchiati di sangue.
A seguire viene rappresentata La voix humaine portata in scena come opera teatrale nel 1930 da Jean Cocteau. Si tratta di un dramma della solitudine e disperazione di una giovane donna abbandonata dal suo amante. Fu proposto a Francis Poulenc di realizzare un’opera con tale soggetto. Questa debuttò al Théâtre national de l'Opéra-Comique il 6 febbraio del 1959. In scena troviamo un unico personaggio la protagonista - definita genericamente Elle (lei) che parla al telefono con l’amante di cui non udiamo mai la voce. Il ruolo di Elle è complesso, a metà tra teatro di prosa e teatro musicale che richiede parimenti doti vocali e attoriali. Prima la voce è calma poi subentrano in successione dubbio, incomprensione, solitudine, agitazione, disperazione, tormento fino all’affranto “je t’aime” finale che chiude la telefonata e l’opera in modo perentorio e sconsolato.
Dirige l’orchestra del Maggio il maestro concertatore Martin Rajna per un allestimento in coproduzione con Tiroler Festspiele Erl. Si replica il 18 e 22 marzo.
Il castello del principe Barbablù, opera in un atto su libretto di Béla Balàzs fu composta da Bartók nel 1911 ma rappresentata sette anni dopo al Teatro dell’Opera di Budapest. Il libretto recupera la figura della tradizione favolistica dello spietato Barbablù per calarla in una cornice simbolista sulla scia del Pelléas et Melisande di Debussy-Maeterlinck. L’opera, articolata in un atto e nove scene, prevede solo due protagonisti: Barbablù e la moglie Judith. Il libretto, in lingua ungherese, è stato scritto rifacendosi molto liberamente sia alla celebre fiaba La Barbe Bleue (1697) di Charles Perrault sia al dramma Ariane et Barbe Bleue (1901) di Maurice Maeterlinck, grande drammaturgo belga.
L'opera di Bartók dura poco meno di un'ora e come detto ci sono soltanto due personaggi: Barbablù, baritono e la sua ultima moglie Judit. soprano/mezzosoprano. I due sono appena arrivati, e Judit è venuta nel castello di Barbablù per la prima volta, fuggendo dalla casa paterna, dove tutti sono stati contrari al suo matrimonio con questo gentiluomo dall'oscuro passato. La donna vuole però conoscere il passato di Barbablù e inizia ad aprire una dopo l’altra le sette porte segrete del castello e scopre con sgomento stanze e luoghi macchiati di sangue.
A seguire viene rappresentata La voix humaine portata in scena come opera teatrale nel 1930 da Jean Cocteau. Si tratta di un dramma della solitudine e disperazione di una giovane donna abbandonata dal suo amante. Fu proposto a Francis Poulenc di realizzare un’opera con tale soggetto. Questa debuttò al Théâtre national de l'Opéra-Comique il 6 febbraio del 1959. In scena troviamo un unico personaggio la protagonista - definita genericamente Elle (lei) che parla al telefono con l’amante di cui non udiamo mai la voce. Il ruolo di Elle è complesso, a metà tra teatro di prosa e teatro musicale che richiede parimenti doti vocali e attoriali. Prima la voce è calma poi subentrano in successione dubbio, incomprensione, solitudine, agitazione, disperazione, tormento fino all’affranto “je t’aime” finale che chiude la telefonata e l’opera in modo perentorio e sconsolato.
Dirige l’orchestra del Maggio il maestro concertatore Martin Rajna per un allestimento in coproduzione con Tiroler Festspiele Erl. Si replica il 18 e 22 marzo.
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