Domani pomeriggio con inizio alle 18 il Teatro del Maggio di Firenze presenta la Sinfonia n. 2 in do minore per soprano, contralto, coro e orchestra, Resurrezione di Gustav Mahler. In origine la sinfonia doveva essere diretta da Zubin Mehta che però ha dovuto rinunciare lasciando il posto a Thomas Guggeis giovanissimo direttore d’orchestra tedesco nato nel 1993 in passato assistente di Daniel Baremboin e attuale direttore principale dell’opera di Francoforte. Guggeis sarà supportato dall'Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino diretto come sempre dal maestro Lorenzo Fratini dalla Soprano Nikoletta Hertsak e dalla Mezzosoprano Natalie Lewis.
La sinfonia n. 2 di Mahler detta ‘Resurrezione’ è uno dei capolavori dell’artista nato nel 1860 in Boemia allora facente parte dell’impero austro ungarico. Predilesse, come Bruckner, le costruzioni orchestrali colossali, a volte ipertrofiche. Rivoluzionò la forma della sinfonia, intrecciando il lied alla partitura orchestrale e introducendo, accanto a momenti estremamente raffinati, anche elementi legati alla vita quotidiana, come canzoni, marce, valzer.
E proprio nella Resurrezione, a nostro avviso la più belle delle nove sinfonie mahleriane, troviamo tutto questo. dopo una esecuzione parziale nella primavera del 1895, Mahler presentò l'opera completa, sempre a Berlino, il 13 dicembre 1896: ai tre brani originari per sola orchestra se ne erano aggiunti due con interventi vocali, il Lied Urlicht ("Luce primordiale") e un quinto e ultimo movimento con l'intervento di un coro, oltre a due voci di soprano e contralto, su un'ode di Klopstock Die Auferstehung (“Resurrezione”).
Veniamo ad una breve descrizione dei cinque movimenti che compongono questa mastodontica sinfonia (durata 1 ora e 30’ circa)
Primo movimento. Siamo accanto alla bara di una persona amata. Ripercorriamo col pensiero ancora una volta, un'ultima volta, la sua vita, le sue lotte, quel che ha sofferto e quel che ha voluto. Mahler attraverso la musica si chiede: cos'è la vita? Cos'è la morte? Esiste per noi una continuazione nell'aldilà?
I tre tempi seguenti sono concepiti come Intermezzi. Il secondo (Andante) descrive un momento felice della vita del defunto a noi caro e fa rivivere il mesto ricordo della sua gioventù e della sua innocenza perduta. Nel terzo (Scherzo) lo spirito dell'incredulità, della negazione si è impossessato di lui, il protagonista virtuale dispera di sé e di Dio. Il mondo e la vita diventano per lui una ridda sconclusionata;
Arriviamo al Quarto movimento. Urlicht (solo di contralto) in cui la voce commovente della fede così risuona "Vengo da Dio e voglio tornare a Dio! Il Buon Dio mi darà un lumicino, mi illuminerà la strada che porta alla vita eterna e beata!".
Arriviamo infine al quinto e conclusivo movimento in cui troviamo di nuovo di fronte a tutti i paurosi interrogativi; e nello stesso stato d'animo della fine del primo tempo. L'ora della fine è scoccata per tutti gli esseri viventi sopravviene il terrore dell'Ultimo Giorno. La terra trema, le tombe si scoperchiano, i morti si alzano e procedono in un corteo infinito. La marcia del corteo si fa sempre più terrificante - tutti i nostri sensi vengono meno, echeggiano le trombe dell’Apocalisse ma nel silenzio raccapricciante sembra di sentire un usignolo lontano lontano, come un'ultima eco tremolante della vita terrena! Si innalza, tenue, un coro di santi e di creature celesti: "Risorgerai, sì, risorgerai". E ora appare Iddio nella Sua gloria! Una luce meravigliosa, soave, penetra fino al nostro cuore - tutto è pace e beatitudine! Una sensazione irresistibile d'amore pervade e illumina tutto il nostro essere di una consapevole beatitudine.
Il Teatro registra per questo capolavoro il tutto esaurito per la grandiosità della sinfonia e per la presenza di Zubin Mehta in pedana, ma siamo certi che la direzione di Thomas Guggeis non deluderà il pubblico del Maggio.
La sinfonia n. 2 di Mahler detta ‘Resurrezione’ è uno dei capolavori dell’artista nato nel 1860 in Boemia allora facente parte dell’impero austro ungarico. Predilesse, come Bruckner, le costruzioni orchestrali colossali, a volte ipertrofiche. Rivoluzionò la forma della sinfonia, intrecciando il lied alla partitura orchestrale e introducendo, accanto a momenti estremamente raffinati, anche elementi legati alla vita quotidiana, come canzoni, marce, valzer.
E proprio nella Resurrezione, a nostro avviso la più belle delle nove sinfonie mahleriane, troviamo tutto questo. dopo una esecuzione parziale nella primavera del 1895, Mahler presentò l'opera completa, sempre a Berlino, il 13 dicembre 1896: ai tre brani originari per sola orchestra se ne erano aggiunti due con interventi vocali, il Lied Urlicht ("Luce primordiale") e un quinto e ultimo movimento con l'intervento di un coro, oltre a due voci di soprano e contralto, su un'ode di Klopstock Die Auferstehung (“Resurrezione”).
Veniamo ad una breve descrizione dei cinque movimenti che compongono questa mastodontica sinfonia (durata 1 ora e 30’ circa)
Primo movimento. Siamo accanto alla bara di una persona amata. Ripercorriamo col pensiero ancora una volta, un'ultima volta, la sua vita, le sue lotte, quel che ha sofferto e quel che ha voluto. Mahler attraverso la musica si chiede: cos'è la vita? Cos'è la morte? Esiste per noi una continuazione nell'aldilà?
I tre tempi seguenti sono concepiti come Intermezzi. Il secondo (Andante) descrive un momento felice della vita del defunto a noi caro e fa rivivere il mesto ricordo della sua gioventù e della sua innocenza perduta. Nel terzo (Scherzo) lo spirito dell'incredulità, della negazione si è impossessato di lui, il protagonista virtuale dispera di sé e di Dio. Il mondo e la vita diventano per lui una ridda sconclusionata;
Arriviamo al Quarto movimento. Urlicht (solo di contralto) in cui la voce commovente della fede così risuona "Vengo da Dio e voglio tornare a Dio! Il Buon Dio mi darà un lumicino, mi illuminerà la strada che porta alla vita eterna e beata!".
Arriviamo infine al quinto e conclusivo movimento in cui troviamo di nuovo di fronte a tutti i paurosi interrogativi; e nello stesso stato d'animo della fine del primo tempo. L'ora della fine è scoccata per tutti gli esseri viventi sopravviene il terrore dell'Ultimo Giorno. La terra trema, le tombe si scoperchiano, i morti si alzano e procedono in un corteo infinito. La marcia del corteo si fa sempre più terrificante - tutti i nostri sensi vengono meno, echeggiano le trombe dell’Apocalisse ma nel silenzio raccapricciante sembra di sentire un usignolo lontano lontano, come un'ultima eco tremolante della vita terrena! Si innalza, tenue, un coro di santi e di creature celesti: "Risorgerai, sì, risorgerai". E ora appare Iddio nella Sua gloria! Una luce meravigliosa, soave, penetra fino al nostro cuore - tutto è pace e beatitudine! Una sensazione irresistibile d'amore pervade e illumina tutto il nostro essere di una consapevole beatitudine.
Il Teatro registra per questo capolavoro il tutto esaurito per la grandiosità della sinfonia e per la presenza di Zubin Mehta in pedana, ma siamo certi che la direzione di Thomas Guggeis non deluderà il pubblico del Maggio.
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