A Roma continuano a trattare per un possibile sostegno del Movimento Cinque Stelle a Sara Funaro ma sui temi fondamentali le visioni sono opposte

“Ma no ma si ma su ma dai”. Chissà se qualcuno dalle parti del Partito Democratico e del Movimento Cinque Stelle conosce quella canzone. Di certo, a vedere quello che sta accadendo nella trattativa (infinita) per la possibile alleanza alle prossime elezioni amministrative, pare che abbiano deciso di seguirne il testo alla lettera. Prima si, poi no, poi boh, poi si vedrà, ma magari anche no, chi lo sa. Un tira e molla che ogni giorno si aggiorna di nuove sensazioni a targhe alterne. Accordo si, accordo no, accordo più vicino, accordo quasi arenato e in bocca al lupo a chi cerca di capirci qualcosa.

La realtà, di cui questo eterno balletto è prova tangibile, è che l’indecisione e le divisioni regnano sovrane all’interno dei due schieramenti. Ci sono rappresentanti del PD che premono per l’intesa e altri che, al contrario, pensano che “imbarcare” gli stellati sarebbe più un danno che altro. Stesso, identico discorso nel M5S. Qualcuno vorrebbe l’intesa, altri preferirebbero correre da soli. La premessa comunque, è che la partita si gioca soprattutto a Roma. Sono Elly Schlein e Giuseppe Conte a dover decidere, facendo di Firenze soltanto uno dei tasselli di quel Campo Largo da coltivare in vista delle prossime (chissà quando) elezioni politiche. Ma ha senso? Ha senso far piovere sulla testa dei territori decisioni imposte dalla Capitale? Non sarebbe meglio lasciare che siano i vertici locali a mettersi (o non mettersi) d’accordo?

Il rischio altrimenti, è costruire alleanze poggiate sostanzialmente sul nulla. Basta pensare alla durissima opposizione che il M5S ha sempre fatto al PD in questi anni e, soprattutto, al fatto che tra dem e grillini le visioni sono di fatto opposte su tutti i temi più importanti: aeroporto (Pd a favore della nuova pista, Movimento contrario), alta velocità, tramvie. La soluzione, dicono i bene informati, sarebbe evitare di citare tali argomenti nell’eventuale programma comune? Ma che senso avrebbe? Davvero, si può pensare di governare insieme una città con queste premesse?

Forse sarebbe meglio ammettere che, almeno a Firenze, questo matrimonio non s’ha da fare. Confrontarsi tema su tema, votare insieme quando si è d’accordo o scontrarsi quando si hanno visioni diverse. Un rapporto onesto, leale, serio. Parole che molto spesso però, quando si parla di politica, si perdono per strada.

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