Una nuova stagione dopo la pandemia

Una riforma per dare ai Confidi gli strumenti che serviranno ad accompagnare le piccole e piccolissime imprese ad affrontare le sfide attese per il 2025, quando entreranno in vigore alcune novità normative potenzialmente dirompenti. La Toscana può giocare un ruolo da protagonista visto che, al contrario di quanto è accaduto con le banche, negli anni passati non è stata terra di conquista ma polo aggregante: qui hanno sede alcuni dei Confidi più robusti del Paese e Firenze ha ospitato la diciottesima edizione del festival nazionale dedicato ai consorzi di garanzia.

Dopo un periodo in cui i Confidi sembravano destinati all'irrilevanza (durante e subito dopo la pandemia è stato il Governo a gestire direttamente le garanzie sui prestiti), oggi si aprono prospettive nuove: «Non solo perché la mano statale si va progressivamente ritraendo, ma perché è crescente il disinteresse dei grandi istituti bancari per le imprese piccole e micro - dice Gianluca Puccinelli di Confires, società di Pontedera che presta consulenza ai consorzi, organizzatrice del festival fiorentino - I Confidi hanno già ottenuto la possibilità di allargare il raggio d'azione, oggi possono anche fare credito diretto con fondi propri e soprattutto possono agire come consulenti delle micro e Pmi. Però devono organizzarsi».

Serve una riforma per i Confidi. II Governo ci sta lavorando, il dossier è in mano al sottosegretario alle Imprese e al Made in Italy, Massimo Bitonci, l'obiettivo è ampliare l'attività finanziaria extragaranzie oltre il 20% del totale dell'attivo (si punta al 50%), insieme alle attività di consulenza alle imprese. Attualmente vige un impianto normativo valido solo per il 2024 e che secondo Bitonci ha dato già i primi risultati: ampliando il raggio d'azione dei Confidi, le erogazioni sono raddoppiate rispetto al 2023 e l'importo medio è cresciuto di oltre il 70%. II sottosegretario, intervenuto a Firenze, ha detto che si sta lavorando per il 2o25 con l'obiettivo di aumentare ulteriormente l'operatività dei consorzi, nonostante la situazione del bilancio dello Stato sia tutt'altro che facile. «La crescita dei tassi disposta dalla Bce - ha detto Bitonci - ha creato un problema di contrazione del credito, misurabile in un 4-5%. Questo è uno spazio di azione per i Confidi». Spazio destinato a crescere nei prossimi mesi perché, come ha spiegato spiega Simone Capecchi di Crif, da circa un anno e mezzo si osserva «una risalita del tasso di default, in particolare per le Pmi. Non è un dramma, siamo sotto la soglia d'attenzione del 4%, ma stimiamo che nel corso del 2o25 si possa arrivare a toccare 113,896, 113,9 Le Pmi temono una contrazione della liquidità disponibile: la discesa dei tassi in previsione e un po' di aumento del rischio atteso porterà le banche a essere più 
prudenti negli impieghi».

Le banche saranno meno generose nel concedere prestiti alle aziende piccole. E all'orizzonte c'è una vera e propria rivoluzione, attesa a partire dal 2025. Spiega Lorenzo Gai, professore di Economia degli intermediari finanziari all'Università di Firenze: «Nel quadro normativo europeo di vigilanza prudenziale, la cosiddetta Basilea 3, sono previste due importanti novità. La prima è che i Confidi vigilati ricevano una migliore ponderazione del rischio di credito verso le banche, potendosi così sostituire alle imprese garantite, cosa oggi non possibile. La seconda è che per dare credito alle imprese che non rispettano i criteri ESG di sostenibilità le banche debbano provvedere a maggiori accantonamenti. Il risultato sarà che alle aziende piccole e micro, quelle più in difficoltà ad adeguarsi ai criteri di sostenibilità che richiedono anche importanti investimenti per essere raggiunti, verrà dato meno credito e più caro. I Confidi possono giocare un ruolo importante offrendo consulenza specifica alle aziende per adeguarsi ai criteri ESG. A loro volta, i consorzi devono spingere ancora sulle aggregazioni perché sempre di più non saranno solo garanti, ma anche erogatori diretti e consulenti. La Toscana è un'eccellenza perché è stata polo aggregante nei confronti di altri consorzi italiani, come Italia Comfidi, Artigiancredito e Confidi Centro Nord».

Fonte: Corriere Fiorentino


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