Il marocchino non è tra i convocati. Si spera nei soldi dello United

Ultimo weekend di ferie, poi la stagione della Fiorentina ricomincerà. Raduno previsto per lunedì al Viola Park, coi primi test fisici e le visite mediche, poi si inizierà a fare sul serio. E sarà per il caldo, o perché tutti a pensare a ‘chi si compra?!’, ma da qualche notte dormire a Firenze si è fatto più difficile. I sonni e i sogni dei tifosi viola, infatti, sono in questi giorni costantemente disturbati da un pensiero, ansioso, terrificante, un incubo: ‘ma Sofyan Amrabat va, torna, resta?’.
 
Chi sperava che il centrocampista marocchino varcasse da subito i cancelli del Viola Park, bello carico, determinato e pronto a mettersi a disposizione del neo tecnico Raffaele Palladino, magari con annessa firmetta su un rinnovo per più anni rispetto ai dodici mesi che gli restano di contratto con la Fiorentina, può tranquillamente girarsi dall’altro lato e continuare coi suoi sonni/sogni beati, quelli in cui spesso ci si immagina al fianco di Elisabetta Canalis, su un’isola deserta o coi milioni di euro vinti al Superenalotto. Intanto, con la lista dei convocati diramata oggi dalla Fiorentina, si sono avute le prime risposte: Amrabat non c’è. La società, infatti, gli ha concesso una settimana di vacanze in più avendo giocando con la sua Nazionale.
 
Ma lo scenario sembra chiaro: da qui al 15 luglio Pradè, Goretti e gli altri dirigenti viola si attaccheranno al telefono con l’Inghilterra sperando che lo United tiri fuori un po’ di grana. Quanta? Importa fino ad un certo punto, visto che il suo contratto è in scadenza tra un anno e la volontà di andare via da Firenze è ormai cosa nota. Una cosa è altrettanto chiara: la speranza della Fiorentina è di non restare sotto scacco di Amrabat anche quest’estate. Il centrocampo è da rifare, serve capire quanti soldi ci sono da poter spendere e se il mediano marocchino va, non va, porta denari oppure no. Possibilmente in fretta. In questo momento ancor di più, visto che Palladino lunedì avrà come centrocampisti Mandragora, Amatucci, Bianco e un paio di tifosi a sorteggio. Non proprio il massimo. Insomma, non c’è tempo da perdere, né tanto meno da inseguire un Amrabat che, con grande probabilità, se non passasse allo United da qui a pochi giorni potrebbe assumere i gradi di disertore, perché figurati se Sofy si presenta in ritiro.
 
Di precedenti ce ne sono, anche più illustri e/o piuttosto ‘fantasiosi’. Dai certificati medici di Bernardeschi, povera stella, impossibilitato a raggiungere la squadra poiché afflitto da persistenti problemi intestinali, guarda caso improvvisamente svaniti nel momento in cui la Juventus fece l’offerta da 40 milioni che lo portò a Torino, fino alla querelle Nikola Kalinic, a sua volta disertore tra certificati medici e una presunta rapina in patria e poi, anche lui, finito altrove, al Milan. Almeno Juan Manuel Vargas a Moena si presentò, 7 chili sovrappeso ma si presentò, tra l’altro facendo fallacci un po’ su tutti e venendo rispedito a Firenze dove sotto la ‘guardia’ di Vincenzo Guerini correva ogni giorno ai 40 gradi dei campini. Poi ci fu David Pizarro, al centro di un tira e molla acceso e serrato con la dirigenza viola per cui non si capiva se il Pek c’era o meno, se sarebbe rimasto o meno, se sarebbe partito col resto della squadra per Moena oppure no. Alla fine tutto rientrò, e Pizarro salì sul pullman. Veretout, invece, voleva andare a Roma a tutti i costi, e per tutto il ritiro non fece altro se non cyclette a Moena per farsi mandare via. Ben più celebri erano le ore, anzi i giorni, o meglio le settimane in cui ogni santa estate a Firenze non si sapeva se Batistuta sarebbe tornato o meno. Poi Vittorio Cecchi Gori metteva mano al portafogli, ritocchino dell’ingaggio, ed ecco che l’argentino tornava in tutto il suo splendore.
 
Tornando ad oggi, il riassunto potrebbe semplicemente essere ‘Amrabat, toh chi si rivede?! Forse; anzi no’. Con un titolo: ‘In attesa che Sofy parta’. Perché tanto, quando ‘testa di calciatore è buona solo per portare cappello’, c’è ben poco altro da fare. E visto che Amrabat se la sente così tanto, per cui la Fiorentina è troppo poco per lui, che vada, non c’è alternativa. Il calcio moderno, d’altronde, funziona così.
Condividi
La funzionalità è stata disattivata perché si avvale di cookies (Maggiori informazioni)

Attiva i cookies