Intervenuto a Radio Bruno, il grande scrittore Sandro Veronesi, unico scrittore capace di vincere due volte il Premio Strega (nel 2006 e nel 2020) è intervenuto per parlare a tutto tondo delle due grandi passioni: la scrittura e il calcio.
“Settembre nero non è un libro autobiografico. O meglio, lo è nell’ambientazione, ma non nella vicenda: è un libro che è ambientato cinquant’anni fa, era necessario che io conoscessi bene il contesto dell’epoca per poterlo raccontare bene, a cominciare da ciò che interessava i giovani dell’epoca, come lo sport e la musica”.
Un aneddoto autobiografico, però, c’è: quel 6 agosto del 1972, quando in un incredibile sprint finale Basso superò a pochi metri dal traguardo Bitossi e si portò a casa il mondiale di ciclismo: “Ero al Bagno Stella, e non si sentì il telecronista ma vedemmo solo le immagini” racconta Veronesi.
Raccontandosi, veronesi ha posto l’accento su un aspetto molto importante dei suoi libri: l’ambientazione temporale.
“Questi tempi non mi piacciono affatto, non mi piace questo mondo che non pensa più al futuro. Per questo nei miei libri racconto del passato: per esempio in settembre nero io parlo di un mondo che credeva nel futuro, in un tipo di futuro almeno, un mondo nel quale i genitori erano convinti di lasciare qualcosa ai propri figli. Adesso che succede? Che mondo lasciamo ai nostri figli? Un mondo e un tempo che a me non piacciono, e che ho iniziato a lasciare per potermi concentrare su un altro tempo”.
Ma il suo andare indietro, precisa, non ha niente a che vedere con la nostalgia dei vecchi tempi: “Io sono affezionato al passato perché ambiento molti miei libri in un’epoca passata, ma non lo faccio per nostalgia, lo faccio perché li ritengo più interessanti da raccontare, qualcosa che offre spunti. Per il giorno di oggi, con questo amore via telefonini, non provo molto interesse letterario: poi se un lettore ha un po’ di nostalgia di quei tempi, io non gli dico certo di non provarla”.
Infine, una battuta su Moise Kean: “Mi è dispiaciuto che sia andato via, era un buon giocatore. Ora è arrivato da Firenze Nico Gonzalez, è già infortunato e non si è visto molto, ma se un allenatore esperto come Thiago Motta l’ha voluto significa che sa cosa ci deve fare”.
“Settembre nero non è un libro autobiografico. O meglio, lo è nell’ambientazione, ma non nella vicenda: è un libro che è ambientato cinquant’anni fa, era necessario che io conoscessi bene il contesto dell’epoca per poterlo raccontare bene, a cominciare da ciò che interessava i giovani dell’epoca, come lo sport e la musica”.
Un aneddoto autobiografico, però, c’è: quel 6 agosto del 1972, quando in un incredibile sprint finale Basso superò a pochi metri dal traguardo Bitossi e si portò a casa il mondiale di ciclismo: “Ero al Bagno Stella, e non si sentì il telecronista ma vedemmo solo le immagini” racconta Veronesi.
Raccontandosi, veronesi ha posto l’accento su un aspetto molto importante dei suoi libri: l’ambientazione temporale.
“Questi tempi non mi piacciono affatto, non mi piace questo mondo che non pensa più al futuro. Per questo nei miei libri racconto del passato: per esempio in settembre nero io parlo di un mondo che credeva nel futuro, in un tipo di futuro almeno, un mondo nel quale i genitori erano convinti di lasciare qualcosa ai propri figli. Adesso che succede? Che mondo lasciamo ai nostri figli? Un mondo e un tempo che a me non piacciono, e che ho iniziato a lasciare per potermi concentrare su un altro tempo”.
Ma il suo andare indietro, precisa, non ha niente a che vedere con la nostalgia dei vecchi tempi: “Io sono affezionato al passato perché ambiento molti miei libri in un’epoca passata, ma non lo faccio per nostalgia, lo faccio perché li ritengo più interessanti da raccontare, qualcosa che offre spunti. Per il giorno di oggi, con questo amore via telefonini, non provo molto interesse letterario: poi se un lettore ha un po’ di nostalgia di quei tempi, io non gli dico certo di non provarla”.
Infine, una battuta su Moise Kean: “Mi è dispiaciuto che sia andato via, era un buon giocatore. Ora è arrivato da Firenze Nico Gonzalez, è già infortunato e non si è visto molto, ma se un allenatore esperto come Thiago Motta l’ha voluto significa che sa cosa ci deve fare”.
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